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Economia e lavoro | 25 novembre 2020, 06:40

Stellantis si avvicina e 6 fornitori su dieci temono che "mamma Fiat" si sposti verso l'estero, anche se sperano di lavorare di più

Il mondo dell'auto cerca di guidare fuori dalla tempesta perfetta, tra Dieselgate e Covid, ma guarda con incertezza anche al matrimonio tra Fca e Peugeot, visto che il 34% dipende ancora dal Lingotto

Stellantis si avvicina e 6 fornitori su dieci temono che "mamma Fiat" si sposti verso l'estero, anche se sperano di lavorare di più

Dal diesel-gate in poi, non sono stati anni facili per il mondo dell'auto e della componentistica che gli orbita attorno, tra mobilità urbana da ripensare e una tempesta perfetta arrivata con la pandemia, che si è abbattuta quando il comparto stava investendo, ma stava anche incassando di meno.
E gli effetti si vedono tutti, anche nell'ultima edizione dell'Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, indagine realizzata dalla Camera di commercio di Torino, da ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) e dal Center for Automotive and Mobility Innovation (CAMI) del Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

I timori da fusione: il 59% teme che l'auto Stellantis diventi più "straniera"
In un contesto così complesso, si colloca la novità legata al matrimonio tra Fiat Chrysler e Psa, che darà vita a Stellantis all'inizio del 2021. Un'operazione che darà vita a effetti (e sovrapposizioni) in molte aree dei mercati, non solo quello italiano. E che crea più di qualche ansia nel tessuto della componentistica: la cosiddetta filiera.
Per il 73% delle imprese dell’Osservatorio le nozze FCA-PSA rappresentano un’operazione favorevole per lo sviluppo della filiera, principalmente per il possibile aumento dei volumi di fornitura grazie alle piattaforme comuni (il 51% delle risposte), ma anche per la presenza del nuovo gruppo su più mercati (il 25%), nonché per l’impulso che potrebbe essere dato alle collaborazioni tra imprese della catena di fornitura (il 23%). Domina però la percezione dei rischi lo spostamento del baricentro decisionale verso l’estero (il 59% dei rispondenti), mentre per un’impresa su tre la maggiore preoccupazione deriva dalla possibile riduzione dei volumi di fornitura in Italia (il 32%).

Numeri non banali, visto che la dipendenza da "mamma Fiat" è ancora forte (anche se più debole rispetto al passato). Scendono infatti al 73% le imprese che hanno dichiarato di avere il gruppo italo-americano, direttamente o indirettamente, nel proprio portafoglio clienti, il valore più basso registrato nell’ultimo quinquennio. Ma rimane stabile la quota di quelle per le quali il fatturato prodotto da vendite a FCA rappresenta oltre la metà dei ricavi (il 34%), peso tuttavia lontano dai valori riscontrati nel 2017 (il 41%). Nell’insieme scende lievemente anche la quota media dei ricavi generati da commesse del gruppo FCA (il 36,6% a fronte del 37,4% dell’anno precedente).

Il Piemonte che costruisce automobili
I numeri (e i timori) legati a Stellantis si intersecano con quelli che vedono in Piemonte 736 le imprese dell’universo della componentistica automotive e che rappresentano oltre un terzo del totale italiano. L'84% delle aziende ha sede a Torino e provincia. Nel 2019 hanno prodotto un fatturato di 18,6 miliardi di euro, con un calo del 4,8% rispetto al 2018, e hanno impiegato 60.311 addetti (+0,3%). Al pari di quanto avvenuto a livello nazionale, la componente che ha registrato una performance migliore è quella delle imprese di Engineering & Design (+8,9%), mentre la subfornitura ha sofferto più di altri segmenti (-7,9%), senza risparmiare i subfornitori delle lavorazioni (-7,4%).

Settore automotive: lo stato di salute non regala dati confortanti
L’Osservatorio della componentistica mostra una filiera che era in grande difficoltà già prima della crisi sanitaria; dopo il rallentamento evidenziato nel 2018 per molti segmenti del settore, il saldo tra le dichiarazioni di aumento e quelle di calo del fatturato espresse dalle imprese è risultato pari al -26%: crescono infatti le attività con giro d’affari in riduzione (il 59% a fronte del 35% dell’anno precedente), rispetto alle attività con fatturato in espansione (un’impresa su tre, rispetto al 54% del 2018). Le difficoltà hanno riguardato quasi tutti i segmenti della componentistica, tranne le attività di Engineering & Design (saldo del +23%), che rinforzano la ripresa significativa avviata a partire dal 2018.

Peggiore il dato del Piemonte, il cui saldo è estremamente negativo (-35%) e aggrava una situazione che già nel 2018 era vicina allo stallo (il saldo era pari al +5%). Nello specifico, il 63% delle imprese ha dichiarato di aver subito un calo dei ricavi nel corso del 2019, a fronte solo del 28% che ha registrato un incremento. 

Export, ricerca e sviluppo e nuove tendenze
In leggero aumento la quota di imprese che esportano (il 74,9%) così come l’incidenza del fatturato prodotto sui mercati esteri rispetto ai ricavi totali (il 40,9%), tendenza, quest’ultima, che riguarda tutte le categorie di fornitori. Aumentano del 10% coloro che dichiarano un calo del fatturato estero 2019 rispetto al 2018 (il 38,1% contro il 27,6% dell’edizione precedente). Rispetto al 2018 sale però dal 69% al 73% - ritornando alla quota rilevata nel 2017 - la percentuale delle imprese che dichiara di destinare una quota del proprio fatturato in processi di innovazione e, parallelamente, cresce il peso di coloro che in tali attività investono più del 10% del proprio giro d’affari. E uno degli effetti più evidenti si trova nelle cifre che vogliono il 29,5% delle aziende attive nei veicoli elettrici o ibridi come posizionamento principale. Sempre meno invece quelli che si dedicano solo al diesel (13,1%).
In crescita anche coloro che stanno partecipando a progetti di sviluppo relativi ai motori elettrificati, che ora si aggira intorno al 28% sia per l’elettrico che per l’ibrido. Prima i dati erano del 18,6% e dell'11,8% per elettrico e ibrido.

Gallina: "Non mancano aspetti confortanti, ma servono politiche nazionali"
"Il 2020 si innesta su un 2019 già difficile, con un calo del fatturato di quasi il 4% e che già aveva dei problemi - dice Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino -. Una situazione in cui il 2020 ha portato ulteriori difficoltà". "Ma la crisi del Covid sta portando anche un'accelerazione tecnologica e innovativa e sono molte le aziende, il 29,5%, che dicono di lavorare su piattaforme elettriche o con alimentazioni alternative - aggiunge Gallina -. Il Piemonte pesa per il 33% del settore nazionale, con il 38% del fatturato nazionale e siamo protagonisti di un cambiamento a livello internazionale, anche in un'ottica di aggregazioni come quello che darà vita a Stellantis, di cui si attende di conoscere gli effetti".
"Anche la propensione all'internazionalizzazione è un dato positivo: il 75% delle aziende esporta, per quasi il 40% del fatturato. C'è grande capacità di reazione e speriamo che si applichino politiche di incentivo che possano ridare impulso, accompagnate da politiche di medio-lungo periodo a livello nazionale, che possano trainare tutte le filiere delle piccole e medie imprese del settore, come abbiamo già visto in Francia e Germania. Ma serve programmazione".

"La crisi Covid ha sorpreso una filiera automotive italiana alle prese con un’apertura non brillante del 2020 e, soprattutto, con un rivoluzionario processo di riconversione industriale di forte impatto sull’assetto produttivo, sulle scelte di investimento e sulla riqualificazione degli operatori, complicandone ulteriormente il contesto", aggiunge Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA, l'Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica".

"La componentistica è ancora più di prima chiamata a reagire a questa fase di incertezza rimodulando l’offerta e puntando sugli investimenti in ricerca e sviluppo. Ma questo non potrà avvenire senza l’indispensabile contributo di un piano strategico nazionale per il rilancio del settore”.

Massimiliano Sciullo

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