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Economia e lavoro | 06 marzo 2021, 14:40

Nell'anno del Covid i nostri prodotti hanno "invaso" la Cina: +20,5% per l'export di vini e formaggi

E' uno dei benefici dell'accordo tra la Ue e il grande Paese asiatico: tutela per i prodotti tipici, ma anche un incremento negli scambi. E la lista potrebbe ancora allungarsi, coinvolgendo la frutta

bicchiere di vino rosso

Il vino piemontese riscuote sempre più successo in Cina, ma anche altri prodotti tipici

Nell’anno del Covid è record storico per il Made in Italy alimentare in Cina con un balzo del 20,5% nel 2020 ed un valore che supera per la prima volta il mezzo miliardo di euro. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati istat, divulgata in occasione dell’entrata in vigore dell’accordo tra Ue-Cina che prevede la mutua protezione di 200 prodotti a denominazione di origine, 26 dei quali sono italiani tra i 100 dell’Unione Europea. 

Tra i prodotti Made in Piemonte ad essere tutelati in Cina per adesso ci sono: l’Asti, il Barbaresco, il Barolo, il Brachetto d’Acqui, il Dolcetto d’Alba, il Gorgonzola. Il rischio è che la mancata protezione di tutti gli altri marchi Made in Italy legittimi la produzione di imitazioni dei prodotti tricolori in un Paese in grande espansione soprattutto nel settore vitivinicolo dove è il primo consumatore mondiale per i rossi.

Un risultato importate – evidenziano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale - ottenuto in netta controtendenza rispetto alle difficoltà determinate dalla pandemia agli scambi commerciali che conferma l’apprezzamento del gigante asiatico per cibi e bevande nazionali. L’accordo siglato tra Unione Europea e Cina rappresenta dunque un primo passo importante, ma insufficiente con appena il 3% dei prodotti italiani a indicazione di origine presenti nella lista".

In questo senso esiste anche un ulteriore elemento di ottimismo: la volontà di procedere nel tempo ad una allargamento della lista. "In questo contesto – precisa la Coldiretti - è importante anche lavorare al superamento delle barriere tecniche ancora presenti per le esportazioni nazionali che, ad esempio, bloccano parte della frutta fresca piemontese poiché l’Italia può esportare in Cina solo kiwi e agrumi, mentre sono ancora bloccate le mele e le pere, oggetto di uno specifico negoziato”.

M.Sci

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