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Eventi | 23 marzo 2021, 10:20

"Il profumo di mio padre": l'Associazione Italia Israele di Savona ospita il libro di Emanuele Fiano

Presentato ieri in streaming da Maria Gabriella Tripepi, con la collaborazione della Libreria Centofiori di Finale Ligure e l'intervento della scrittrice Cinzia Leone. Media partner il nostro gruppo Morenews

Emanuele Fiano

L'Onorevole Emanuele Fiano (foto tratta dalla pagina Facebook)

Una memoria storica che è anche passaggio di consegne generazionale, testimonianza intima di un intenso quanto sofferto rapporto padre-figlio, racconto sincero di un dramma che si fa portatore di messaggi educativi e di speranza per il domani. E' stato presentato ieri il libro dell'Onorevole Emanuele Fiano Il profumo di mio padre, in occasione di un incontro promosso in streaming dall'Associazione Italia Israele di Savona, di cui il nostro gruppo editoriale Morenews è stato media partner.

Deputato del PD, Fiano è da sempre in prima linea contro ogni forma di recrudescenza neofascista e antisemita. In queso lavoro ha tratteggiato la storia della sua famiglia, tra Firenze e Milano, segnata dalla tragedia degli scomparsi e dal dolore dei vivi dopo la seconda guerra mondiale. Un grande atto di amore filiale per il padre Nedo, sopravvissuto al campo di concentramento di Birkenau.

Ha moderato l'evento Maria Gabriella Tripepi, con l'intervento della presidente dell'Associazione Cristina Franco, la collaborazione di Stefano Sancio della Libreria Centofiori di Finale Ligure (SV) e l'intervento della scrittrice Cinzia Leone

"Non è solo un libro sulla Shoah - ha spiegato Fiano -, ma anche sulla relazione di un padre con i suo figli e di un marito con la moglie. La psicologia ci insegna che la costruzione di una personalità è fatta di tanti elementi diversi; così quella di mio padre include ciò che ha o non ha raccontato, ma anche la resilienza di mia mamma, che ha sopportato pesi enormi, e i miei fratelli maggiori, che hanno vissuto aspetti di mio padre diversi da quelli che ho conosciuto poi io".

E ha poi ricordato un episodio della sua infanzia: "Una volta papà spaccò un tavolo di vetro con un pugno: aveva dentro ancora una rabbia fortissima. Ecco, nel libro emergono anche le sua fragilità e quanto fosse complicato per noi figli accettare che un uomo forte come lui potesse piangere. Scrivere, raccontare è stato anche un meccanismo di liberazione". 

Poi, un appello ai ragazzi di oggi, tra i principali destinatari di queste memorie: "Cerco sempre di spiegare che coloro che commisero quei crimini non erano marziani, ma uomini in carne e ossa come noi, avevano una vita affettiva, una quotidianità. Le nostre storie sono totalmente intrecciate, non si è trattato dello sterminio di persone isolate, chiuse in una riserva. Racconto di mio nonno fascista, militare durante la prima guerra mondiale, che venne irretito dalle capacità comunicative prima di D’annunzio e poi di Mussolini. Furono in grado di di trasformare la frustrazione in volontà di riscatto, sollevando le masse. Racconto questo perché voglio che i giovani capiscano i meccanismi sociali su cui agiscono certe forze ideologiche. Potrebbe di nuovo accadere che certe condizioni di bisogno, sofferenza e necessità in alcune classi sociali, unite alla sensazione di paura, diventino il terreno migliore di coltura per la nascita di totalitarismi e la creazione di capri espiatori".

E ha concluso: "La storia va studiata. I ragazzi devono capire che la loro condizione attuale è sempre frutto di ciò che è stato prima". 

E' possibile rivedere l'incontro nel seguente video.

Manuela Marascio

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