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Economia e lavoro | 17 aprile 2021, 16:30

“Paghiamo per non far andare in malora impianti pubblici”: le piscine italiane rischiano di non aprire più

Intervista a Luca Albonico, presidente Csr e presidente del Comitato Regionale FIN Piemonte e Valle d’Aosta: “Il Governo ha dimenticato il mondo dello sport. Abbiamo ottenuto 5mila euro di ristori a impianto che non bastano a coprire un mese di energia elettrica. A oggi si prospetta il 30% di società che chiuderanno”

"Abbiamo ottenuto 5mila euro di ristori a impianto che non bastano a coprire un mese di energia elettrica"

"Abbiamo ottenuto 5mila euro di ristori a impianto che non bastano a coprire un mese di energia elettrica"

“Gli impianti natatori vanno manutenuti e non possono essere lasciati fermi. Stiamo pagando bollette, personale e pulizie su impianti chiusi e di proprietà pubblica. Se non arrivano sostegni veri e non mance, per molti c'è il serio rischio di default. A oggi si prospetta il 30% di società che chiuderanno”. Il quadro a tinte fosche è di Luca Albonico, presidente del Comitato Regionale FIN Piemonte e Valle d’Aosta. 

Tra le attività più penalizzate nella grave crisi economica generata dalla pandemia covid-19 ci sono sicuramente le piscine. Chiuse da febbraio a giugno 2020, con una breve riapertura estiva dettata da linee molto rigide e di nuovo bloccate da ottobre 2020, a data da definirsi.

Da parte loro nessuna protesta selvaggia, ma la necessità di fare squadra per potersi rappresentare uniti nelle sedi istituzionali centrali e territoriali. Hanno creato un coordinamento nazionale - composto da AGISI, ASSONUOTO, Insieme si vince, Piscine del Piemonte e SIGIS - per tutelare i 4milioni di italiani che frequentano le piscine e le oltre 2mila imprese sportive che gestiscono impianti natatori.

 

Parliamo di ristori. Sono bastati a tamponare la situazione drammatica?

“No. In base al decreto ristori, calcolato sulla perdita di ricavi tra aprile 2020 e aprile 2019, abbiamo ottenuto circa 5mila euro a impianto. Con questa cifra non arriviamo a coprire un mese di energia elettrica a impianto chiuso. Insomma, una miseria.

Come CSR, saremo messi meglio con il decreto sostegni che è in discussione adesso, ma c'è un grosso problema sulla tipologia di gestione. Infatti il decreto parla solo di sostegni per la parte commerciale, tagliando fuori tutte quelle società sportive più piccole che fanno attività istituzionale. Queste arriveranno a prendere ristori minimi, con meno sostegni di quelli ricevuti dai nostri istruttori.

Proprio giovedì 8 aprile abbiamo fatto un webinair con tutte le associazioni di categoria e una delegazione di onorevoli e deputati. Abbiamo chiesto il sostegno al 100%, su tutta l'attività che la società che gestisce un impianto va a proporre, sia sulla parte commerciale che su quella istituzionale.

Inoltre abbiamo affrontato la questione della proroga sui mutui che deve continuare per tutti i mesi di chiusura. È davvero impossibile onorare i debiti se non possiamo aprire”.

 

Quanto costa gestire e manutenere un impianto natatorio?

“Un impianto grande come Cuneo ha spese per circa 1milione di euro all'anno. Impianti di medie dimensioni invece costano circa 600/700mila euro all'anno tra spese di gestione e manutenzione.

Consideriamo poi che in Italia il 90% degli impainti natatori è di proprietà pubblica, una risorsa da salvaguardare.

E noi, in questo momento, stiamo pagando per non far andare in malora impianti pubblici”.

 

Avete un'idea, anche vaga, sulla data di riapertura?

“Ci rendiamo conto che, allo stato attuale dei fatti, sia impossibile avere una data precisa. Ma chiediamo almeno di sapere quali siano le condizioni per cui si possa riaprire. Pensate solo che la Sardegna, nel momento in cui è stata in zona bianca, non ha riaperto le piscine.

Noi dobbiamo prepararci. Tutto l'avviamento costa soldi. Non possiamo permetterci aperture a singhiozzo. Dobbiamo avere una programmazione e un comitato tecnico scientifico che analizzi insieme ai gestori le condizioni per poter riaprire”.


Si parla tanto di sicurezza. Le piscine sono sicure?

“Hanno aperti altri settori molto più a rischio di una piscina. La scorsa estate, quando abbiamo potuto riaprire, i nostri utenti si lamentavano della eccessiva rigidità. Eravamo passati dai 2 metri quadri per utente a 7 metri quadri. Tutto si svolgeva nella massima sicurezza. Abbiamo ottenuto ottimi risultati perché non ho mai sentito di focolai in impianti sportivi. Credo che l'attenzione sia stata perfetta, con i controlli dei Nas che hanno accertato il tutto.

Altro dato importante. La FIN (Federazione Italiana Nuoto) ha fatto uno screening su base nazionale sugli impianti rimasti aperti per gli atleti agonisti. Ci sono migliaia di atleti che stanno nuotanto ma le infezioni da covid sono in percentuale molto minore rispetto alla base nazionale.

In fondo la gente che fa sport è abituata a rispettare le regole.

Ci tacciano di essere troppo educati, di non protestare abbastanza. Ma questo è nel nostro Dna”.

 

Il Governo ha dimenticato il mondo dello sport?

“Purtroppo è così. Ed è molto grave perché lo sport non è 'fai da te', bensì una risorsa di uno Stato moderno. Altrimenti torniamo indietro di 50 anni.

Il non fare sport porterà problemi e investimenti sanitari in futuro. Ogni giorno ci scrivono i nostri utenti per chiedere novità sulla riapertura e per lamentare i problemi fisici che aumentano senza l'attività natatoria.

Le piscine poi sono un mondo a parte. Rappresentano un polo aggregativo-sociale dalle caratteristiche uniche, frequentate da utenti di ogni età, con le più svariate esigenze. Abbiamo un risvolto sociale e sportivo, siamo luoghi di aggregazione e di salute. I gestori spesso sono ex atleti, ex allenatori ed ex istruttori che non vogliono fare business ma che fanno questo lavoro per passione.

Facciamo fatica a farlo capire alle istituzioni. Sembra che abbiano staccato la spina sullo sport come se non fosse una priorità. È davvero un grave errore. Chiediamo un rilancio dello sport attraverso voucher o incentivi da parte del Governo”.

Cristina Mazzariello

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