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Eventi | 07 ottobre 2021, 15:27

L'arte della natura e gli idoli pre-colombiani: a Venaria una mostra su Santo Domingo, l'Africa e il Brasile

Idoli, monili e molto altro raccontano le civiltà dei popoli che poi si sono "scontrati" con la Scoperta delle Americhe e lo schiavismo

La Reggia di Venaria ospita una mostra dedicata all'arte della Repubblica Dominicana quando vide l'arrivo di Cristoforo Colombo

La Reggia di Venaria ospita una mostra dedicata all'arte della Repubblica Dominicana quando vide l'arrivo di Cristoforo Colombo

Taglio del nastro, alla Reggia di Venaria, per due mostre dedicate alle collezioni extraeuropee dell’Università di Torino e al rapporto con la Repubblica Dominicana. Un evento che il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude ha deciso di ospitare per promuovere e valorizzare un prezioso patrimonio culturale del territorio al momento non fruibile al pubblico.


Il mondo in una stanza. Preziose testimonianze di culture extraeuropee dalle collezioni dell’Università di Torino è il titolo della mostra, a cura di Cecilia Pennacini, che esponepresso l’Atelier delle Sale delle Arti della Reggia una selezione di oggetti del MAET - Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino. Opere che evocano alcuni momenti cruciali della storia del mondo: la scoperta, la colonizzazione e l’evangelizzazione delle società indigene, la violenza e lo sfruttamento, ma anche l’incontro tra culture diverse e l’emergere di nuovi scenari globali. 

Al centro del percorso espositivo due Zemí, antichi idoli sacri risalenti al XIII e XV secolo, appartenenti al popolo Taíno che accolse Cristoforo Colombo nell’isola da lui denominata Hispaniola, oggi suddivisa tra Haiti e la Repubblica Dominicana. Utilizzati nei rituali, gli Zemí venivano realizzati in forme e materiali diversi. La mostra espone un esemplare scolpito in legno e uno realizzato in cotone. Lo Zemì realizzato in cotone è unico al mondo nel suo genere.

Il reperto fu acquistato dal Console italiano Giovan Battista Cambiaso, commerciante genovese che svolse un ruolo importante nella storia della Repubblica Dominicana. L’opera fu inviata in Italia prima del 1902.

La seconda sezione della mostra propone le antiche civiltà dell’Africa sub-sahariana rappresentate da una scelta di statuette e manufatti congolesi acquisiti nel contesto coloniale, segnato da violenza e prevaricazione, ma anche dalla scoperta di tradizioni artistiche straordinarie che hanno contribuito a rinnovare l’arte contemporanea, da Picasso in poi.

C’è poi una terza sezione di ornamenti, diademi e armi cerimoniali dei Bororo, popolazione della regione del Mato Grosso in Brasile, decorati con piume dai colori vivaci, testimonianza di una straordinaria tradizione artistica che, nelle parole di Claude Lévi-Strauss, attinge “con tenerezza appassionata alle forme, alle sostanze e ai colori della vita”. Raccolti dai missionari, questi oggetti evocano anche i profondi mutamenti innescati dall’evangelizzazione.

Il breve percorso espositivo è solo un assaggio dei tesori del MAET - Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino che, come molti altri reperti extraeuropei conservati in collezioni pubbliche e private piemontesi, sono in gran parte inaccessibili al pubblico. Un patrimonio che testimonia il radicato cosmopolitismo del Piemonte fin dal XVI secolo. La corte dei Savoia, in primo luogo, e successivamente molti esploratori, viaggiatori, missionari, militari, imprenditori e collezionisti piemontesi sono stati infatti protagonisti di vicende internazionali di cui gli oggetti sono traccia e la cui valorizzazione potrebbe aprire nuovi spazi di

conoscenza, dialogo e condivisione.

comunicato stampa

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