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Eventi | 22 luglio 2022, 06:50

Per la prima volta al mondo, videogiochi e capolavori dell’arte in dialogo alla Reggia di Venaria

Fino al 15 gennaio la mostra che omaggia il tema del gioco digitale. Da De Chirico a Jago a confronto con gli autori di Rez, Ico, Final Fantasy, Assassin’s Creed

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Per la prima volta al mondo, videogiochi e capolavori d’arte in dialogo alla Reggia di Venaria

"Play - videogame, arte e oltre" è l’evocativo titolo della nuova mostra che apre alla Reggia di Venaria. “Il castello era il luogo del loisir - commenta il direttore della Reggia, Guido Curto - I miei figli stanno parlando e giocando con i cugini in Brasile Grazie a questi mezzi, soprattutto hanno permesso loro di passare il tempo nel periodo del lockdown. Quindi un omaggio al videogioco, sì”. 

Le tele dei maestri dell'arte alternate ai videogame

12 sale che per la prima volta alternano tele digitali dei maestri del videogame a celebri capolavoro del passato e del presente, in dialogo tra loro. 

Fino al 15 gennaio il pubblico potrà conoscere così le influenze che hanno avuto artisti come De Chirico, Hokusai, Kandinskij, Warhol, ma anche i contemporanei come Bill Viola, Federico Clapis, Jago su videogiochi come Ico, Monument Valley, Diablo IV e Okami.

In mostra 

In mostra sono autori che hanno dichiarato di essersi ispirati ai maestri dell’arte antica e contemporanea. Un percorso che racconta in un arco temporale che va dai rivoluzionari anni Ottanta ad oggi l’esperienza del gaming come ultima connessione con il mito antico, ma anche della letteratura contemporanea e spazio socio-politico.

E così ecco alternarsi Il grande mobile rosso di Alexander Calder, in prestito dalla Gam e posto sul soffitto che si confronta con Gris la platform adventure game di Nomada Team. 

Dalla Divina Commedia al videogioco Diablo IV

Dalla Biblioteca Reale di Torino in prestito la Divina Commedia illustrata da Dorè che ha ispirato il video gioco Diablo IV. E ancora Piranesi, fonte di ispirazione per il puzzle game The Bridge. Ma anche La Grande onda di Hokusai in dialogo con l’action avventure game Okami. 

Le tre opere di De Chieico, Enigma della partenza, Mistero e malinconia di una strada e Shadow of colossusa che si riflettono con il videogioco Ico. E poi i contemporanei come Federico Clapis o Jago che si ispirano a Loro volta da diversi creatori di giochi. Così come gli esteri Invader o Daigle. 

Nella Sala dei Maestri sono presenti alcuni dei veri e propri maestri del gaming da Yoshitaka Amano, disegnatore di Final Fantasy, a Jesper Kyd, cui dobbiamo le melodie di Assassins Creed. Cinque maestri che testimoniano la complessità di un’industria che genera occupazione e movimento per circa 200 miliardi di dollari ogni anno.

Lungo percorso interattivo

Un percorso interattivo quello alla Reggia di Venaria che si chiude con la sala Play Homo Ludens, ricostruzione di quattro ambienti che spaziano sala sala gioco giapponese degli anni ‘80 al futuro Metaverso. Qui sarà possibile giocare con i cabinati di Pac-man, Street Fighter, Space Invaders. Cui si aggiunge un’ultima sala che guarda al futuro, dove con due visori si gioca a tetris, in omaggio al passato che ha portato fino a qui. 

La mostra prova a fare delle domande e ognuno proverà a dare delle risposte” commenta il curatore Fabio Viola. "Per la prima volta al mondo opere d’arte originali in dialogo con i video giochi”.

Alcune di queste domande come l’influenza sullo spazio politico, sull’arte che influenza il gioco e viceversa ma anche il supporto che può dare nella crisi di identità di genere. Tutti quesito che convergono in una domanda per aprire un dibattito: “I videogiochi sono arte?”.

Chiara Gallo

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