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Cultura | 26 giugno 2024, 09:00

Delitti senza nome nel cuore di Torino

Si tratta di un romanzo poliziesco ambientato nel centro di Torino, tra le vie storiche più prestigiose e conosciute della città, dove cadaveri senza identità vengono trovati tutti a distanza di pochi giorni.

Delitti senza nome nel cuore di Torino

È uscito in questi giorni “La Dea Muta – Delitti senza nome” di Enrico Cabianca, autore torinese classificatosi al primo posto della sezione narrativa e vincitore assoluto nella sezione opere inedite nella terza edizione del Premio Letterario e Fotografico Nazionale “Il Paliotto”, indetto dal Rotary Club Torino Duomo.

Si tratta di un romanzo poliziesco ambientato nel centro di Torino, tra le vie storiche più prestigiose e conosciute della città, dove cadaveri senza identità vengono trovati tutti a distanza di pochi giorni. Apparentemente slegati tra loro, questi omicidi si rivelano uniti da un sottile filo conduttore che si snoda attraverso il racconto, tra colpi di scena e personaggi accattivanti.

Enrico Cabianca, alla prima esperienza nel mondo del giallo poliziesco, si dimostra molto abile nel tratteggiare l’atmosfera magica che circonda Torino, la città misteriosa per eccellenza, ricca di tradizione ma con uno sguardo al futuro, sempre carica di fascino.

In uno dei locali storici più famosi della città, ho avuto la possibilità di incontrarlo e di porgli alcune domande sul mondo della letteratura mystery e tutte le sfumature che riguardano i libri gialli.

Com’è nata la decisione di scrivere un noir poliziesco?

Mi ritengo un neofita del genere, il mio primo libro pubblicato è stato una sorta di romanzo storico basato su una storia vera; pertanto, il noir è un genere a me nuovo, che tuttavia mi ha sempre affascinato. La decisione è stata quasi casuale, dettata dalle emozioni che mi hanno trasmesso alcuni luoghi, poi diventati quelli principali di questo noir.

Non nascondo, però, che il genere noir mi ha sempre affascinato e avevo da sempre il desiderio di scriverne uno mio, anche perché ne ho letti molti, dai grandi classici a Ken Follett, Patricia Cornwell, Candace Robb, al grande maestro italiano Umberto Eco, ma anche i moltissimi gialli scritti e ambientati a Torino, che conservo tutti in un’apposita sezione della mia libreria.

Da dove arriva l’ispirazione?

La mia ispirazione è quasi sempre frutto delle emozioni e talvolta della vita stessa, delle situazioni che ci si trova a vivere, nel bene e nel male. Perché la nostra vita in primis è il più bel libro che si possa scrivere, il più vero, quello di cui ognuno può essere autore e protagonista. Ma, siccome scrivere per me è una forma di evasione, oltreché un piacere, ecco che l’ispirazione è qualcosa che mi trascina prepotentemente fuori dalla routine quotidiana, portandomi a fantasticare e quindi a scrivere; anche se talvolta l’ispirazione è pure qualcosa che va cercata, inseguita, quasi fosse un folletto dispettoso che vuole sfuggirti e nascondersi. Per me, almeno, è un po’ così. 

Chi è il personaggio principale e com’è nato?

Il personaggio principale, nonché protagonista, è Ennio Rodino, un brillante ispettore della Polizia di Stato. Ho pensato a lui come a un giovane uomo molto dedito alla sua impegnativa professione, tuttavia diverso dallo stereotipo ampiamente sdoganato dalla letteratura e dalla fiction televisiva. Se non proprio un antieroe, Ennio Rodino è forse una sorta di “antipoliziotto”, che si distingue dai suoi colleghi. Proviene da una illustre famiglia italo-francese di avvocati di successo, è appassionato di musica e di arte. Avrebbe potuto proseguire quella strada già ben delineata e forse più comoda, assicurandosi una carriera di successo; invece, ha preferito intraprendere un percorso differente.

Però, Ennio Rodino è bravo, astuto e ha un intuito che lo aiuta a risolvere anche i casi polizieschi più intricati e difficili come questo.

Perché scegliere di ambientarlo a Torino?

Al di là di ogni facile campanilismo, ho scelto di ambientare il mio primo noir a Torino, non soltanto perché è la mia città, a cui sono molto legato, ma soprattutto perché è ricca di fascino e di mistero. Ho avuto la fortuna di viaggiare abbastanza e anche di abitare all’estero; tuttavia, pochi luoghi al mondo come Torino emanano un magnetismo così forte e particolare.

Non è certo un caso se illustri nomi della letteratura, dell’arte e del cinema, seppur non torinesi, abbiano subìto il fascino seduttivo di questa città: Friedrich Nietzsche, Giorgio De Chirico, Alfred Hitchcock, ma anche Dario Argento, che a Torino ha ambientato alcuni dei suoi capolavori assoluti.

Qual è la caratteristica principale di “La Dea Muta – Delitti senza nome”?

La principale peculiarità di questo mio noir è intuibile già dal titolo stesso, ovvero i delitti senza nome, le cui vittime sono tutte diverse tra loro ma senza identità.

Un libro, dunque, che mescola mistero e storia, tradizioni e nuove intriganti prospettive. Un’evoluzione perfetta del noir urbano che si integra ed evolve nei tempi moderni, accompagnando il lettore in un’indagine intricata e intrigante, con una scrittura raffinata ed evocativa.

Enrico Cabianca, nato a Torino nel 1979, ha vissuto prevalentemente nel capoluogo piemontese e a Racconigi. Ha lavorato a Milano e a Londra come graphic designer e frequenta il cuneese e la Francia fin dall’infanzia. Da sempre è appassionato di scrittura e storia.

Il romanzo “La Dea Muta – Delitti senza nome”, edito da Lisianthus Editore, è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino è disponibile negli store online ed è ordinabile in tutte le librerie.

C.S.

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