- 17 marzo 2026, 06:41

"L’Italia chiamò", niente più “sì” (e urlo) alla fine dell'Inno d’Italia

Dal manoscritto di Mameli allo spartito di Novaro: cosa è successo in quel passaggio

Il Canto degli Italiani

L’Italia chiamò “Sì” o no? Nelle cerimonie militari ufficiali, il Canto degli Italiani, meglio noto come Inno di Mameli, deve essere eseguito senza il celebre “Sì!” finale.

La decisione affonda le radici in un decreto del Presidente della Repubblica del 14 marzo 2025, entrato in vigore il 1° gennaio 2026, che richiama il “testo primigenio” dell’inno scritto da Goffredo Mameli.

Secondo fonti istituzionali, si tratterebbe di un allineamento filologico, richiesto anche da ambienti musicali e bande militari, per uniformarsi alla versione ritenuta più fedele all’originale. La questione, però, non è così liscia.

Nel manoscritto autografo del 1847, conservato al Museo del Risorgimento di Torino, Mameli non inserì alcun “Sì”. Tuttavia, lo spartito musicale originale di Michele Novaro riporta chiaramente l’esclamazione finale. Novaro non la aggiunse per caso, spiegò che il crescendo musicale doveva culminare in «Un grido supremo, un giuramento e un grido di guerra». Arrivò persino a chiedere perdono a Mameli per quell’aggiunta, giustificandola con l’esigenza espressiva della composizione. Parole e musica, da allora, hanno viaggiato insieme per oltre 170 anni, diventando un tutt’uno nella percezione collettiva.

L’esecuzione scelta come riferimento dal Quirinale è quella del 1961, interpretata dal tenore Mario Del Monaco: in quella registrazione, dopo i versi «Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò», l’inno prosegue solo in musica, senza l’urlo finale. Una lettura autorevole, che entra però in contrasto con decenni di consuetudine. Il “Sì” è diventato parte integrante dell’inno così come viene vissuto nelle piazze, nelle scuole, nelle cerimonie pubbliche e negli stadi.

La direttiva, va ribadito, riguarda esclusivamente le cerimonie militari. Non si estende formalmente ad altri contesti. Ma il tema inevitabilmente si allarga, perché l’inno nazionale viene cantato regolarmente prima delle grandi gare internazionali di sport. Rimane quindi difficile immaginare che l’Italia sportiva rinunci a quel finale scandito a gran voce da atleti e tifosi. Olimpiadi Milano-Cortina docet.

Silvia Gullino