(Adnkronos) - Dopo oltre sette ore di riunione arriva il via libera del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena alla strategia dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio: una doppia operazione su Banco Bpm e Banca Generali per costruire un’alternativa all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo sul gruppo senese e preservarne autonomia e integrità.
Il voto del board non sarebbe stato unanime. I quattro consiglieri di minoranza Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Antonella Centra e Paola De Martini si sarebbero astenuti. A quanto apprende AdnKronos da fonti finanziarie non avrebbero ricevuto informazioni sufficientemente dettagliate su elementi essenziali del progetto. A favore della doppia operazione avrebbe invece votato Corrado Passera.
In attesa del comunicato ufficiale, dalle prime informazioni in possesso emerge che Mps potrebbe utilizzare una quota del 13,2% detenuto in Generali come leva per incentivare il sostegno degli azionisti alla complessa strategia. Il progetto dovrà infatti passare dall’assemblea straordinaria e prevederebbe un aumento di capitale.
Il via libera del consiglio rappresenta però soltanto il primo passaggio di una partita molto più ampia. Mps è infatti al centro dell’offerta di Intesa Sanpaolo e deve fare i conti con la passivity rule, che limita la possibilità degli amministratori della società target di adottare iniziative capaci di ostacolare l’offerta senza l’autorizzazione degli azionisti. Le eventuali misure difensive dovranno quindi essere sottoposte al voto dell’assemblea, che, secondo quanto risulta ad Adnkronos, dovrebbe riunirsi il 29 ottobre.
Sarà allora che emergeranno i reali rapporti di forza tra i grandi soci del Monte, a partire da Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone. Il fattore tempo, intanto, resta decisivo. Lovaglio dovrà trasformare rapidamente il via libera del board in operazioni concretamente percorribili, definendone struttura, valori e alleanze. Ed è proprio sul fronte delle alleanze che si concentrano i principali interrogativi. Per Banco Bpm e Banca Generali, Mps dovrà infatti confrontarsi con due interlocutori di peso: Crédit Agricole e Generali.
La partita su Banco Bpm appare la più complessa, soprattutto per la posizione di Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con una quota vicina al 30%. Il gruppo francese aveva già manifestato la propria contrarietà a una combinazione tra Banco Bpm e Mps, contribuendo alla conclusione delle trattative esplorative tra i due istituti annunciata il 31 luglio.
Perché la nuova operazione possa avere concrete possibilità di successo sarà dunque decisivo capire se Lovaglio sia riuscito a riaprire un canale con i francesi e a mettere sul tavolo una proposta in grado di modificare la loro posizione.
Sul fronte Banca Generali, invece, il nodo è rappresentato dall'azionista Generali e dalla possibilità di costruire un'operazione che tenga insieme gli interessi dei diversi soggetti coinvolti. La strategia di Mps punta così a muoversi contemporaneamente su due tavoli, con l'obiettivo di rafforzare la propria posizione nel risiko bancario e contrastare l'offerta di Intesa.
"C'è un grandissimo interrogativo. Dal punto di vista della fattibilità concreta, mantenere due fronti nei quali i soggetti principali sono intermediari di levatura internazionale, l'azionista Generali per il fronte di Banca Generali e Crédit Agricole lato Banco Bpm, fa tremare le vene ai polsi", commenta all'Adnkronos Angelo De Mattia, analista economico ed ex direttore centrale della Banca d'Italia.
"Vedrei necessario, di fronte a questo fermento, che si tenesse presente quanto ha detto il governatore Panetta, temi, norme e indirizzi, sulle aggregazioni prima di arrivare all'ultimo passaggio, che sono le dinamiche del mercato. Un'operazione del genere nel panorama bancario non è mai avvenuta", conclude De Mattia. (di Andrea Persili)