(Adnkronos) - Arriva Peter, un ragno virtuale per aiutare chi soffre di aracnofobia. La novità, e le opportunità che apre nella diagnosi e nel trattamento di una delle paure più diffuse, arriva dai laboratori dell'università di Pisa e viene descritto in uno studio pubblicato sulla rivista 'Communications Psychology' (gruppo Nature) a firma dei bioingegneri del Dipartimento di Ingegneria dell'informazione e degli psicologi del Dipartimento di Patologia chirurgica, medica, molecolare e dell'Area critica dell'ateneo toscano. Lo strumento è open source, liberamente scaricabile online (https://doi.org/10.17605/OSF.IO/YN29T), e tutto quello che serve per usarlo è un visore di realtà virtuale, spiegano da UniPi. L'obiettivo è innanzitutto "supportare psicologi e clinici nella valutazione dell'evitamento fobico, un tipo di comportamento tipicamente associato a diversi disturbi collegati all'ansia", per poter poi indirizzare la persona a terapie mirate.
"Abbiamo costruito uno scenario che espone le persone alle loro paure replicando in realtà virtuale un test usato dagli anni '60 dove le persone si trovano in un corridoio al termine del quale si trova un grosso ragno. Ai partecipanti all'esperimento è stato chiesto di avvicinarsi al ragno il più possibile. Questo ci ha permesso di misurare in modo preciso il tempo in cui veniva portato a termine il compito e la velocità della camminata", riferisce Sergio Frumento, ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell'informazione dell'università di Pisa. "Oltre a questo - aggiunge Alberto Greco, docente di Bioingegneria al Dipartimento di Ingegneria dell'informazione - abbiamo introdotto per la prima volta una differenziazione del comportamento evitante in diversi sottotipi, e questo è molto rilevante per poter scegliere il tipo di trattamento più adatto al paziente".
L'analisi ha riguardato un campione di 75 partecipanti con livelli variabili di aracnofobia, riporta UniPi. Sulla base delle traiettorie seguite per avvicinarsi al ragno, lo studio ha individuato diversi tipi di evitamento, associabili a interpretazioni psicologiche diverse, e quindi a diversi trattamenti. "Il prossimo passo sarà integrare il sistema con il rilevamento dei segnali fisiologici, come il battito cardiaco, per valutare in modo più approfondito lo stato di ansia del soggetto", conclude Greco.