Ultim'ora - 23 ottobre 2026, 16:41

Manuel Agnelli al Premio Tenco: "La nuova generazione ci assomiglia, ma rubare scarpe rovina la protesta"

(Adnkronos) - Quarant'anni di carriera alle porte, un tour celebrativo già in cantiere e il riconoscimento più prestigioso per la canzone d'autore italiana. Questa sera al Teatro Ariston Manuel Agnelli e gli Afterhours riceveranno il Premio Tenco alla Carriera, suggellando un percorso che ha contribuito a ridefinire il rock italiano. "È il riconoscimento del fatto che, al di là dell'attitudine rock'n'roll e rumoristica, c'è sempre stato un lavoro sulla scrittura", dice Manuel Agnelli poche ore prima di salire sul palco con un set che sarà un excursus nella storia della band. Il frontman torna agli esordi della band e parla del rapporto con i giovani, del ruolo sociale della musica e delle recenti proteste milanesi finite nel caos. 

Che significato ha ricevere il Premio Tenco alla Carriera?

 

"Per noi è un onore enorme. Credo sia il riconoscimento del fatto che, nonostante l'attitudine rock'n'roll, rumoristica e tutto il resto, nei nostri dischi e nelle nostre canzoni c'è sempre stato un lavoro sulla scrittura. Questo premio riconosce proprio questo. E poi i premi oggi hanno anche un'altra funzione: danno visibilità a una musica che nei media trova sempre meno spazio. Il Tenco è un veicolo di informazione musicale, oltre che un riconoscimento". 

Gli Afterhours nascono in inglese e poi passano all'italiano. Quanto è stato importante quel cambio?

 

"È stato fondamentale. All'inizio volevo rompere con la generazione dei cantautori e ascoltavo quasi solo musica inglese e americana. Ma a un certo punto ci siamo accorti che l'inglese era una barriera enorme. Quando abbiamo iniziato a scrivere in italiano abbiamo scoperto una potenza comunicativa incredibile. Da lì abbiamo anche cercato di infilare l'italiano dentro strutture musicali che non appartenevano alla tradizione italiana. Credo che proprio questo ci abbia resi riconoscibili e unici". 

Vi sentite dei capiscuola del rock d'autore italiano?

 

"No, io sono sempre stato seduto in fondo alla classe...", interviene ridendo il batterista Giorgio Prette. "Non abbiamo inventato niente - sottolinea più serio Agnelli - Prima di noi c'erano stati i Litfiba, i Diaframma, i Denovo, i Gaznevada. Hanno aperto loro le porte. I Litfiba, per la nostra generazione, in Italia sono stati più importanti dei Nirvana. Noi siamo arrivati dentro una scena underground che esisteva già". 

Che cosa si è perso rispetto agli anni Novanta?  

"È arrivato internet. Ci ha dato l'illusione di poter comunicare senza muoverci da casa e invece ci ha divisi tantissimo. Essere presenti fisicamente in un luogo è passato di moda. Poi il Covid ha dato il colpo finale, ha fatto chiudere tanti locali. Però vedo una cosa positiva: la generazione tra i 15 e i 30 anni si è accorta del malessere prodotto da questa situazione e sta tornando nei concerti, nelle manifestazioni culturali e anche nelle piazze". 

Vedete qualcosa di voi nelle nuove generazioni?

 

"Moltissimo. Il mondo è cambiato ma non così tanto. Questa nuova generazione usa la musica per raccontarsi e per trovare un linguaggio proprio, esattamente come facevamo noi. Quando parlo con loro non ho bisogno di un traduttore. La cosa che più mi colpisce è la sincerità espressiva che, quando c'è, è la cosa più potente. Spero soltanto che non vengano subito assorbiti dalle logiche dell'industria e del mercato". 

Però in molti parlano dei giovanissimi di oggi come di una generazione vessata da pressioni inedite.

 

"Ma non è che ai nostri tempi fossero tutte rose e fiori. Noi uscivamo dagli anni Ottanta e dalla Milano da bere: se entro i trent’anni non ti realizzavi eri considerato un fallito. C’erano ancora i due blocchi e la minaccia nucleare, il punk nasceva dal 'no future', dal nichilismo. La differenza è che allora esisteva più dinamismo: se volevi organizzare un concerto, lo facevi. I centri sociali erano osteggiati, ma vivevano ed erano una forza culturale vitale. Oggi fanno una fatica mostruosa e il controllo è molto più soffocante". 

In questi giorni si discute molto delle proteste sfociate nelle devastazioni di Milano. Come legge quello che è successo?

 

"Va fatta una distinzione netta. Chi è andato in piazza per manifestare aveva delle ragioni e quel diritto va difeso. Ma chi ha approfittato della situazione per rubare delle scarpe costose e devastare ha finito per rovinare tutto ciò che di buono c'era. Non mi convince l'idea che andare a saccheggiare dei negozi sia una forma di protesta o la manifestazione di un disagio sociale. Sono due cose molto diverse". 

La nuova scena rap si è divisa sulla lettura di questi eventi.

 

"Non direi che Marracash e Fedez siano la nuova scena, anzi. Con Marracash sono in parte d’accordo, ma credo abbia difeso troppo i disordini, sopravvalutando le motivazioni di ragazzi che in molti casi erano andati soltanto a rubare. Quello che sta nascendo nella protesta sana, che non saccheggia i simboli del lusso, non c’entra con il rap e con la trap. Il rap mi è sempre piaciuto finché era militante e parlava di società. Quando è diventato ostentazione di ricchezza, status e successo individuale, di Ferrari, catene d'oro, droga e violenza, ha perso la sua forza originaria. La scena che vedo nascere oggi, per fortuna, va in un'altra direzione". 

Guardando al futuro degli Afterhours, cosa c'è in programma?

 

"Faremo un tour europeo con questa formazione (la formazione attuale degli Afterhours, che comprende, oltre a lui alla voce e alla chitarra, Andrea Viti al basso, Dario Ciffo al violino e alla chitarra, Giorgio Prette alla batteria e, nel ruolo di ospite-jolly, Giacomo Rossetti dei Negrita, polistrumentista, tastierista e corista, ndr.), con cui l'anno scorso ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Poi ci sarà un lungo tour nei club italiani. E nel 2027 celebreremo i quarant'anni della band con uno spettacolo che attraverserà tutto il nostro repertorio", conclude. (Dall'inviata a Sanremo Antonella Nesi)  

 

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