Il settore calzaturiero italiano chiude il 2025 con un fatturato di 12,84 miliardi di euro, in flessione del -2,8% su base annua. Secondo i dati preconsuntivi del Centro Studi Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, l'esercizio è stato condizionato da una forte instabilità dei mercati.
Tiene l'estero
Tiene il canale estero: l'export (cui viene destinato l'85% di quanto prodotto in Italia) si è attestato a 11,5 miliardi di euro, limitando la contrazione al -1,1% in valore sul 2024, con un attivo del saldo commerciale pari a 4,8 miliardi. Il comparto si conferma trainante per il Made in Italy, nonostante la congiuntura sfavorevole.
Le destinazioni export
A livello regionale, nel 2025 in Piemonte l’export in valore di calzature e componentistica per calzature ha evidenziato una crescita del +11,2% sul 2024. Le prime 5 destinazioni dell’export piemontese, che coprono assieme il 63,9% del totale, sono risultate: Francia (+10,2%), Germania (+1,6%), Spagna (+29,2%), Emirati Arabi Uniti (+40,5%) e USA (-0,9%). Il numero di imprese attive (calzaturifici + produttori di parti per calzature) ha subìto, tra industria e artigianato, secondo le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria Accessori Moda, un calo di -4 aziende rispetto al consuntivo 2024, accompagnato da un saldo negativo di -28 addetti.
Meno cassa
Per quanto riguarda le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS per le imprese piemontesi della filiera pelle nel 2025, si è registrata una flessione del -19,4% rispetto al 2024: sono state autorizzate circa 408mila ore, un numero comunque ancora elevato, decisamente al di sopra (+517,3%) dei livelli 2019 pre-Covid.
Il commento
Sullo scenario settoriale nazionale è intervenuta Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “A livello internazionale, l'export continua a essere il nostro polmone vitale, ma la geografia dei mercati sta mutando rapidamente. Nel 2025 la resilienza dell'Europa e la crescita del Medio Oriente hanno compensato quasi interamente il sensibile rallentamento del Far East e della Cina in particolare. Il mercato cinese, un tempo locomotiva del lusso, sta vivendo una fase di ripensamento che ci impone nuove strategie di approccio. Parallelamente – oltre alla forte preoccupazione per le conseguenze del conflitto scoppiato nelle scorse settimane nell’area mediorientale – guardiamo con estrema cautela agli Stati Uniti: l'introduzione di misure protezionistiche proprio in un mercato chiave per il nostro alto di gamma aggiunge un ulteriore elemento di incertezza in una fase già delicata”.





