(Adnkronos) -
Donald Trump punta sulla 'strategia del boa' contro l'Iran: blocco navale prolungato per strangolare l'economia di Teheran. Il presidente americano ribadisce la volonta di mantenere la morsa sullo Stretto di Hormuz a tempo indeterminato: "Il blocco è geniale ed efficace al 100%". L'obiettivo è azzerare le esportazioni di petrolio iraniano e costringere la Repubblica islamica a cedere sul programma nucleare, che ruota attorno a 440 chili di uranio arricchito al 60%.
Trump ha incaricato i suoi collaboratori di attuare un blocco prolungato dei porti iraniani. Washington vuole continuare a comprimere le esportazioni di petrolio iraniane bloccando le rotte marittime. "La loro economia sta crollando, la loro moneta non ha valore. Devono solo dire 'ci arrendiamo'", dice Trump. La tattica è chiara. "Il nemico è entrato in una nuova fase e vuole esercitare pressioni economiche e seminare divisioni all'interno del Paese attraverso un blocco navale e la manipolazione dei media, al fine di indebolirci dall'interno o addirittura farci collassare", dice Mohammad Baqer Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano.
Il blocco ad oltranza, ritenuto efficace da Trump, avrebbe però l'effetto di prolungare il conflitto che è costato già 25 miliardi di dollari. La guerra e la paralisi dello Stretto hanno già fatto aumentare i prezzi del petrolio, schizzato abbondantemente oltre i 100 dollari al barile, e dei carburanti. L'emergenza investe buona parte del pianeta, visto che per Hormuz transitava il 20% del greggio mondiale. Ogni paese cerca correttivi e rimedi: l'Italia, ad esempio, valuta la proroga del taglio delle accise per alleggerire i prezzi al distributore, con particolare attenzione al gasolio.
Il tema è di strettissima attualità anche per Trump. La prospettiva di un blocco navale prolungato è stata discussa alla Casa Bianca in un incontro con i vertici delle principali compagnie petrolifere e del gas americane. Nel corso del meeting, alcuni dirigenti avrebbero espresso sostegno al mantenimento della morsa.
Per evitare il rischio di una guerra prolungata, però, il presidente potrebbe optare per un repentino cambio di tattica. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) avrebbe preparato un piano per un'ondata di attacchi "breve e potente" nella speranza di sbloccare lo stallo dei negoziati, rivela Axios citando tre diverse fonti informate. Dopo l'offensiva, che prenderebbe di mira anche infrastrutture, gli Usa andrebbero nuovamente in pressing sul regime per spingere Teheran a tornare ai negoziati con maggiore flessibilità.
"L'Iran non riesce a darsi una mossa. Non sanno come firmare un accordo non-nucleare. Farebbe bene a svegliarsi presto", dice Trump con l'ennesimo avvertimento. "Gli iraniani hanno fatto tanta strada. Il problema è se ne hanno fatta abbastanza o no. Al momento non ci sarà un accordo se non accetteranno di rinunciare alle armi nucleari", ribadisce. I contatti proseguono anche senza incontri faccia a faccia. I negoziati previsti a Islamabad sono saltati, ma il dialogo è vivo. "Stiamo parlando con loro, non dobbiamo più affrontare voli di 18 ore. Parliamo per telefono, è più comodo. Io chiamo, o chiamano i miei collaboratori, e la risposta arriva in 15 minuti", spiega.
Dalle parole del presidente non traspare particolare fretta. Trump è convinto che l'Iran sarà costretto ad accettare le condizioni a stelle e strisce. Per il presidente americano, i segnali sono chiari. La valuta nazionale dell'Iran ha toccato il minimo storico rispetto al dollaro dall'avvento della Repubblica islamica nel 1979: sul mercato nero un dollaro viene scambiato a circa 1,8 milioni di rial, mentre per un euro servivano 2,1 milioni di rial. Due mesi fa, prima dello scoppio della guerra innescata da Stati Uniti e Israele, il tasso era di circa 1,7 milioni di rial per un dollaro e di 2 milioni di rial per un euro.
Trump ritiene che l'industria petrolifera della Repubblica islamica, senza sbocchi da settimane, rischi di implodere: senza export, il sistema è sottoposto ad un crescente stress destinato a mandare in tilt il meccanismo. L'onda lunga del blocco alimenta la disoccupazione e rende sempre più complessa l'importazione di beni di prima necessità. Il ministro del Petrolio Mohsen Paknejad esorta la popolazione a ridurre i consumi, definendo "risparmio e conservazione" un principio generale "e un dovere religioso".
"Il nemico non otterrà nulla con un blocco navale dell'Iran", afferma il ministro, come riportano i media. Ufficialmente, "non c'è motivo di preoccuparsi" per la fornitura e la distribuzione di carburante. In realtà, Teheran ha già adottato misure d'emergenza, Gli uffici governativi in tutto l'Iran hanno ricevuto istruzioni di ridurre l'uso di elettricità fino al 70% dopo le 13:00, mentre le famiglie sono esortate a diminuire i consumi con incentivi.





