Ultim'ora - 17 giugno 2026, 14:11

Trump sfida l'eredità di Jfk a Versailles: Macron si gioca la 'roba seria' per riconquistarlo

Trump sfida l'eredità di Jfk a Versailles: Macron si gioca la 'roba seria' per riconquistarlo

(Adnkronos) -

"Non oro placcato, ma roba seria". Donald Trump ha presentato così la cena di questa sera alla reggia di Versailles, ospite del presidente francese Emmanuel Macron. Per partecipare al banchetto, il leader americano ha prolungato la sua permanenza al termine del G7 di Évian-les-Bains, dichiarando con la sua consueta schiettezza di essere "un fan dei luoghi belli. Il presidente francese mi ha invitato a cena e Versailles non è oro placcato, è roba seria. Ho detto che mi avrebbe fatto piacere". Per l'Eliseo, che ha persino modificato le date del vertice pur di non sovrapporlo all'ottantesimo compleanno del tycoon e scongiurare una sua partenza anticipata, la presenza di Trump fino alla conclusione dei lavori è già di per sé un successo politico. 

Ufficialmente, l'incontro inaugura le celebrazioni per il 250esimo anniversario dell'Indipendenza americana, un omaggio al ruolo della Francia nel sostenere la rivoluzione delle Tredici Colonie. Dietro il valore commemorativo e le coreografie spettacolari previste - che includono una visita privata alla Galleria degli Specchi e giochi di luce nelle fontane - la cena offre però anche l'occasione per un confronto su alcuni dei dossier più delicati nei rapporti tra Washington e Parigi. Sul tavolo restano infatti le tensioni commerciali: alla vigilia del summit Trump ha minacciato dazi del 100% su vino e champagne francesi se Parigi non ritirerà la tassa sulle grandi aziende tecnologiche statunitensi. 

Il rapporto tra i due leader, dall'inizio del secondo mandato di Trump, è stato tutt'altro che semplice. Nei comizi e negli interventi pubblici, il presidente americano si è spesso lasciato andare a lunghe imitazioni di Macron, riproducendone l'accento e descrivendolo mentre lo implora al telefono di ridurre i dazi. Non sono mancate neppure battute sulla First Lady Brigitte Macron, accusata scherzosamente dal tycoon di "trattare male" il marito.  

Eppure il fascino esercitato dai palazzi storici e dalla magnificenza del potere continua ad avere una presa particolare su Trump, come già emerso durante le sue visite in Cina e la sua nota ammirazione per le grandi architetture monumentali, di cui sta provando a creare proprie versioni a Washington con la nuova 'sala da ballo' della Casa Bianca già in costruzione e l'"Arc de Trump" in progettazione di fronte al Lincoln Memorial. 

Da secoli la Francia utilizza il capolavoro voluto da Luigi XIV come strumento di rappresentazione politica e di influenza internazionale. Già nel 1685 - solo tre anni dopo l'inaugurazione - il Re Sole la scelse come location per ospitare il doge della Repubblica di Genova, Francesco Maria Imperiale Lercari, nella nuova Galleria degli Specchi, con l'obiettivo di impressionarlo e risolvere annose questioni diplomatiche. Sempre a Versailles, nel 1778, Benjamin Franklin contribuì a rafforzare l'alleanza franco-americana; nel 2017 Macron ricevette Vladimir Putin e nel 2023 accolse re Carlo III e la Regina Camilla. Tra i presidenti statunitensi che hanno visitato Versailles figurano anche Jimmy Carter, ospite nel 1978 al Grand Trianon, e Ronald Reagan durante il G7 del 1982. 

Tra gli ospiti americani, tuttavia, l'impronta più iconica resta quella lasciata dai Kennedy nel 1961. Charles de Gaulle aveva scelto Versailles per celebrare la grandezza della Francia davanti al giovane presidente degli Stati Uniti, ma fu Jacqueline Kennedy a conquistare la scena grazie al suo impeccabile francese e al suo fascino. Tanto che John Fitzgerald Kennedy si presentò ai giornalisti con una battuta rimasta celebre: "Sono l'uomo che ha accompagnato Jacqueline Kennedy a Parigi". Per Trump si tratta invece della prima visita alla Reggia di Versailles, già raggiunta nel 2018 da Melania Trump per un pranzo nel Salon de Vénus con Brigitte Macron. Per un presidente spesso descritto come affascinato dall'estetica "Camelot" associata ai Kennedy, raccoglierne simbolicamente l'eredità in uno dei luoghi più evocativi della diplomazia francese potrebbe rappresentare un motivo di ulteriore soddisfazione. 

Per Trump, del resto, Versailles è anche una dichiarazione di stile. Il presidente americano non ha mai nascosto di essersi ispirato al barocco francese e all'estetica del Re Sole per molte delle sue proprietà, a partire dalla celebre penthouse su tre piani della Trump Tower di New York, dominata da marmi, stucchi e dettagli in oro a 24 carati. "Ho sempre desiderato il meglio - scriveva già nel 1987 in The Art of the Deal - Se costruisci un giocattolo per i molto ricchi, deve essere il miglior giocattolo del mondo". Già nel 2005, parlando del restauro di Mar-a-Lago, ammetteva: "Ho modellato gli interni su Versailles, non c'è niente di simile negli Stati Uniti".  

Per il presidente Usa, secondo il Washington Post, "ciò che è buono è d'oro", e ha traghettato questa sua "ossessione" fin dentro le istituzioni, lasciando un'impronta dorata indelebile sulla Casa Bianca: scritte in lettere d'oro sulle pareti della West Wing, dettagli aurei nei bagni storici e cornici rigorosamente dorate per i ritratti dei suoi predecessori. Chissà che anche questa sera, in una fase di rapporti tutt'altro che semplici con gli alleati europei, il presidente americano non finisca per lasciarsi conquistare ancora una volta dal "real deal" della grandeur francese, il modello originale di quel sogno dorato che da una vita intera cerca di replicare. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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