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Economia e lavoro | 11 gennaio 2021, 12:15

Non solo contagi: il Covid fa suonare l'allarme digitale per il mondo artigiano. "L'e-commerce resta un punto debole delle pmi"

De Santis (Confartigianato Torino): "La pandemia ha rivoluzionato i consumi, anche le microimprese devono usare siti, social e risorse web"

Non solo contagi: il Covid fa suonare l'allarme digitale per il mondo artigiano. "L'e-commerce resta un punto debole delle pmi"

C'è un pericolo più sottile, che striscia in mezzo alle preoccupazioni socio-sanitarie (e quindi economiche) legate alla pandemia. E' il pericolo legato a un mondo che, mentre cerca di difendersi dal contagio, sta modificando - anche profondamente le proprie abitudini. Comprese quelle di acquisto e di consumo.

E-commerce, siti web, uso dei social, consegne a domicilio. Ecco le grandi tendenze che accompagnano le restrizioni e i lockdown più o meno rigidi. Un territorio in cui, a detta degli esperti, le piccole aziende faticano ancora a muoveri. Parola di Confartigianato Torino e in particolare del suo presidente, Dino De Santis: "L’e-commerce è uno dei punti deboli delle pmi, mentre la pandemia ha rivoluzionato i consumi: bisogna accompagnare le microimprese nel percorso digitale".

I numeri, d'altra parte, parlano chiaro: poco più di un artigiano su due ha un sito Internet (si parla del 53,5%) e solo un terzo di questi lo aggiorna. Ancora meno (il 10%) lo usa per effettuare vendite online. Va leggermente meglio - ma non troppo - con i social, utilizzati dal 60,5% degli artigiani, mentre meno di 4 su 10 (il 39% per l'esattezza) effettua un servizio di consegne a domicilio.
Ancora di meno (il 36%) ha creato una propria vetrina digitale di prodotti e servizi.

Insomma, nell'oceano del web le rotte non mancano, ma sono ancora tanti coloro che non hanno preso il largo. Spesso per carenza di organico, con buona parte di queste imprese che non vanno oltre i 3 dipendenti, dunque spesso destinati ad altre attività quotidiane.

Chi non era avvezzo alla tecnologia si è trovato in difficoltà anche ad aprire un market place su fb per vendere i propri prodotti - continua De Santis -. Il problema è anche quello di avere all’interno delle imprese figure dedicate per gestire il pacchetto digitale. Ad oggi nella maggior parte di casi è stato possibile migliorare i siti web delle imprese trasformandoli da statici a dinamici, dove vengono venduti soprattutto prodotti alimentari e salutari. In definitiva, occorre riconoscere che la pandemia ha rivoluzionato i modelli di consumi in senso digitale. Ma è anche vero che durante il lockdown alcune imprese per la prima volta hanno sperimentato nuovi canali per relazionarsi con clienti e fornitori”.

La domanda più difficile cui dare risposta, ancora una volta, è il che fare. “Serve un lavoro di accompagnamento verso il digitale, e le istituzioni devono aiutare a realizzare la trasformazione digitale con una strategia lungimirante, con progetti di rilancio".

Massimiliano Sciullo

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