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Economia e lavoro | 13 gennaio 2021, 18:58

Rabbia da dpcm, cresce il malcontento: #ioApro ribolle anche a Torino e in Piemonte

Dopo mesi di difficoltà e sacrifici, sempre più esercizi pubblici mostrano segni di insofferenza: sui social messaggi e appelli per trasgredire le regole, anche con l'appoggio di alcune parti politiche di centrodestra e sovraniste. Ma c'è chi sceglie la strada opposta

logo #ioApro

In queste ore monta la polemica contro le nuove restrizioni

Lo slogan, con l'immancabile hashtag (#ioApro), sta impazzando e diffondendosi ora dopo ora, sui social network, ma anche su canali di comunicazione come whatsApp o Telegram. Il malcontento tra gli esercizi pubblici è palpabile: dopo mesi di dpcm e restrizioni, limitazioni e chiusure, le nuove regole all'orizzonte sono state l'ultima goccia. In particolare, lo stop all'asporto dopo le 18, una delle poche valvole di sfogo che bar, ristoranti e non solo avevano avuto nel corso del 2020. Realtà che ora non vogliono più tenere le saracinesche abbassate.


Una rabbia che monta (e trova sponde politiche)
Un'onda che sta montando, con messaggi nemmeno troppo velati e dichiarazioni d'intenti che tuonano la voglia di trasgredire i paletti. Il passaparola è capillare: ci sono gruppi di discussione che trillano sui cellulari e che toccano il Piemonte, Torino, ma anche singoli Comuni come Collegno, Rivoli, Grugliasco e Alpignano. L'appuntamento è fissato per il 15 gennaio, l'ultimo "giallo" come lo conosciamo, prima dell'entrata in vigore delle nuove norme.

Ma ce n'è per tutte le province e per tutte le regioni. E poi ci sono alcune forze politiche che si preparano a sostenere questo tipo di protesta. Come nel caso di Italexit con Paragone, che tramite i propri profili social dice di volersi mettere "a disposizione per aiutare chi il 15 aderirà alla protesta Io Apro. Stiamo preparando una mappa del Piemonte per raccogliere le attività aderenti: verrà pubblicata una mappa pubblica su Google Maps così chiunque potrà consultarla". "Aggiorneremo la mappa con frequenza regolare - aggiungono - così il giorno della protesta potremo andare a dare una mano a questi lavoratori e imprenditori che voglio dire basta".

Lo stesso progetto che mettono sul tavolo le Mascherine Tricolori, che hanno deciso di prendere posizione e appoggiare l’iniziativa dei ristoratori #ioApro del 15 gennaio. "Non potevamo rimanere indifferenti. Supportiamo l’appello lanciato da baristi e ristoratori che, dopo un anno di prese in giro da parte del governo tra Dpcm e miseri “ristori” che non coprono nemmeno le spese fisse, rialzano orgogliosamente la testa chiedendo non elemosine ma solo di poter lavorare”.


C'è chi dice no (ma è arrabbiato lo stesso)

C'è però pure chi sceglie la strada opposta, pur vivendo settimane di grande amarezza. Come la Trattoria Piemontese, di zona Vanchiglia, che affida sempre ai social la sua posizione: "Noi non apriamo per la protesta - dicono in un post - e non perché non siamo in grande difficoltà, perché ormai siamo zombie che camminano, o perché non siamo solidali con tutti i nostri colleghi; anzi: noi non apriamo proprio per la ragione opposta. Perché siamo una categoria non rappresentata da una associazione forte che ci tuteli. Perché se lo stato fa una legge, noi la rispettiamo: e pretenderemmo che anche lui si prenda le sue responsabilità e ci tuteli come un buon padre di famiglia deve fare. Perché non vogliamo passare dalla ragione al torto, perché di ragione ne abbiamo da vendere! Non vogliamo dare appiglio a chicchessia di criticarci".

E aggiungono: "Abbiamo sempre seguito tutte le regole che ci hanno imposto, abbiamo sanificato, abbiamo speso migliaia di euro per adeguamenti in procedure anti covid, guanti, mascherine, gel sanificanti, spray disinfettanti, rotoli di carta. Abbiamo chiuso quando ci hanno detto di chiudere. Abbiamo aperto quando ci hanno detto di aprire. Quindi noi andiamo a testa alta! In questo periodo storico dove la nostra politica non ci rappresenta più ,  dove tutto è in vendita , noi non vendiamo la nostra dignità. Noi non daremo la possibilità di darci degli untori. (...) Non daremo la soddisfazione di farci fare una multa e magari farci chiudere il locale facendoci passare come impostori". 

E sempre sui social rimbalza un contro hashtag contro le aperture forzate: "Amo il mio lavoro #iousolatesta".

Massimiliano Sciullo

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