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Economia e lavoro | 01 febbraio 2023, 07:07

Il 2022 presenta il conto della crisi: in Piemonte boom di chiusure, mentre le aperture zoppicano. Solo il mattone tira ancora

Secondo i dati Unioncamere, dopo il rimbalzo post Covid, sono tornate a mostrarsi le ferite di chi era in sofferenza: -8,3% le nuove imprese (-8,3%), mentre sono il 7,5% in più le cessazioni

cantiere edile

L'edilizia è il solo settore che resiste e cresce ancora nel 2022

Si è spiaggiata l'onda lunga della ripartenza. E sul bagnasciuga restano i ciottoli di ciò che la crisi ha saputo comunque spezzare. Lo dicono i dati di Unioncamere Piemonte, che dimostrano come nel 2022 siano aumentate le chiusure delle aziende (+7,5%) e al contempo siano diminuite le aperture (-8,3%).

Una tendenza piuttosto trasversale, che riguarda tutti i settori - o comunque la stragrande maggioranza - e i territori. In tutto, a fine anno le aziende attive risultavano essere 425.873, pari al 7,1% delle imprese nazionali.  “I risultati che ci restituisce questo 2022, chiusi gli effetti economici della pandemia, sembrano descrivere un tessuto imprenditoriale che fa fatica a risollevarsi e a trovare nuovi stimoli per intraprendere nuove attività e nuove sfide. A esser state colpite più duramente sono state le società di persone e le imprese individuali, meno strutturate per affrontare le crisi che abbiamo vissuto. E tra i settori si salva solo quello edile, mentre turismo, commercio, industria in senso stretto e agricoltura registrano tutti il segno meno", commenta Gian Paolo Coscia, presidente Unioncamere Piemonte.

La flessione più intensa ha riguardato le società di persone (-1,19%), mentre tra i comparti si evidenzia soltanto la forte espansione segnata dal comparto edile, che grazie al vento in poppa degli incentivi fiscali vanta una crescita migliore di qualunque altra tipologia di aziende (+2,23%). Male invece il turismo (-0,10%) e il commercio (-0,91%), così come industria (-0,95%). La performance peggiore è dell'agricoltura (-1,5%).

A livello di territori, solo Torino (+0,67%), Novara (+0,35%) e Asti (+0,24%) hanno deboli segnali positivi, mentre tutte le altre zone hanno già la freccia verso il basso. Vercelli segna un tasso sostanzialmente nullo (-0,09%), mentre Cuneo si attesta a un -0,20%. Cali più significativi caratterizzano Alessandria (-0,37%) e Biella (-0,69%). La flessione più accentuata appartiene, infine, al Verbano Cusio Ossola (-1,18%).

Massimiliano Sciullo

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