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Cultura | 21 febbraio 2023, 10:15

“Il compleanno” al Teatro Astra: il ritorno di Stein a Pinter si conferma vincente

Grande successo di pubblico per le date torinesi della famosa pièce teatrale con sei attori dotati di straordinaria maestria

“Il compleanno” al Teatro Astra: il ritorno di Stein a Pinter si conferma vincente

“Il chiodo che sporge verrà martellato”.

E' un antico proverbio giapponese che non lascia adito a fraintendimenti o zone grigie, una delle chiavi di lettura, seppur affatto esaustiva va detto, di uno dei testi più famosi di Harold Pinter “Il Compleanno”, con la regia di Peter Stein  andato in scena al Teatro Astra  dal 16 al 19 febbraio.

Un teatro perfetto per il pubblico, che riduce al minimo la separazione dallo spazio scenico, facendoti sentire ancora di più “dentro” al dramma.

Sei attori in scena.

Sei attori dotati di straordinaria maestria.

Insieme hanno dato vita a una rappresentazione corale, interpretando i sei personaggi pinteriani e rispettandone i dettami, così cari al grande Maestro tedesco, che ritorna a Pinter dopo circa un decennio e una passione mai sopita.

A cominciare dai suoi “fedelissimi”: Maddalena Crippa, moglie di Stein, interpreta la vezzosa Meg; Gianlugi Fogacci lo troviamo nei panni dell'inquietante e misterioso Goldberg; Alessandro Averone in quelli del co-protagonista, il giovane trasgressore alienato Stanley, al quale è dedicato il proverbio di cui prima.

E poi Fernando Maraghini, l'imperturbabile e svagato Petey; Emilia Scatigno, la giovane e civettuola Lulu, anch'ella vittima quasi inconsapevole  e infine (last but not least) Alessandro Sampaoli, il “Torquemada”  con manie ossessive-compulsive. 

Che dire di più e di diverso da ciò che tutti i giornali nazionali, con fior di firme in calce alle recensioni, hanno scritto in merito a questo capolavoro?

E' assai difficile in questo caso “sporgere” dal legno.

Sicuramente un testo così complesso e difficile, che lascia straniati gli stessi spettatori, non poteva che essere diretto da un “mostro sacro” della regia teatrale come Peter Stein che a sua volta ha affidato a eccellenti interpreti  la prestazione attoriale, attenti in modo maniacale al linguaggio, alla gestualità, alle timbriche vocali, ai tempi sapientemente dosati nel costruire quella tensione, quell'incalzante, grottesca atmosfera di minaccia che incombe come una preannunciata catastrofe.

Attorno alla figura di Stanley, al suo compleanno (che non è il suo compleanno), ruota quasi tutto l'intero dramma. Un personaggio, questo, che non ci appare affatto sconosciuto, se non nel racconto strampalato del suo poco credibile passato.

E' colui che deve essere rimesso in riga, che deve tornare ad amalgamarsi ai suoi simili, in tutto, abbigliamento compreso. Deve “seguire la linea”, come proclamato da Golderg nell'enfatica rappresentazione della sua vita.

Non c'è via d'uscita.

E per riuscire in questo deve seguire il percorso di estrema neutralizzazione ed essere trasformato in oggetto inerme, al quale è stata violentata senza remore la coscienza individuale.

Alessandro Averone ci consegna una superba interpretazione dove Stanley appare come un antesignano di Alex DeLarge, il bullo di “Arancia Meccanica”, sottoposto contro la sua volontà a una cura sperimentale, la famosa “cura Ludovico” per liberarlo dal male, in grado di eliminare qualunque istinto negativo dalla sua mente.

Certo, non ci è dato sapere se Stanley fosse un violento, e da quel che Pinter ci fa supporre non lo è affatto.

Ma è un ribelle, un alienato, un anarchico, un anticonformista, trasandato e fannullone.

Tanto basta.

Alla società perbenista, immobile, borghese e indifferente non serve un personaggio come lui, un borderline che non si allinea.

Quindi va “martellato”, come il chiodo che sporge dal legno.

Non c'è via d'uscita.

 

Rita Francios

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