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Cultura | 28 aprile 2026, 15:50

Cecilia Vicuña tesse la lana per ricreare i ghiacciai delle montagne piemontesi: l'opera dell'artista cilena al Castello di Rivoli

Fino al 20 settembre, nella Manica Lunga allestita l'imponente installazione lunga oltre 100 metri

Cecilia Vicuña porta l’arte delle Ande al Castello di Rivoli. Artista, attivista e poetessa del “not yet”, di quello che non c’è ancora, mostra il futuro che c’è, ma non è palpabile. 

“Il ghiacciaio scomparso”

Leone d’oro alla Biennale di Venezia nel 2022, Vicuña prosegue il racconto sull’effimero iniziato a Rivoli nel 2000 con la mostra alla Casa del Conte Verde, Quotidiana, con l’opera “Il ghiacciaio scomparso”, un quipu (antico manufatto tipico delle Ande) lungo oltre 100 metri, allestito appositamente per occupare la Manica Lunga del Castello. 

Si ispira alla neve delle montagne - spiega l’artista - Quando le ho viste, ho capito che volevano uno specchio della neve che si sta sciogliendo. Al suo interno acqua, terra e respiro umano sono fusi insieme. È un lavoro che tornerà alla Terra. È il concetto della rigenerazione, la morte è parte della vita. Nel 1967, ho immaginato la mia morte come un atto di bellezza. L’invisibile e all’interno del visibile, sono uno dentro all’altro, dipende dal punto di vista. Un po’ come le donne, ancora oggi non sono ancora totalmente visibili”. 

Questa è una mostra che continua l’attenzione per ciò che scompare - commenta la curatrice Marcella Beccaria - Spariscono le persone in Cile, spariscono le specie animali e quelle vegetali. Questa mostra è fatta di niente e di vuoto. E proprio il vuoto è quasi più importante del pieno. Non è stato facile avere Cecilia qui - aggiunge -. Uno degli elementi che ha giocato a nostro favore è stata l’antologia del 1972, pubblicata da Einaudi, ma anche la sua presenza in occasione dell’apertura della Manica Lunga e l’esperienza che abbiamo condiviso insieme in occasione della mostra Inside the invisible a Boston nel 1995. Una tra le prime mostre sulle donne artiste di cui lei faceva parte”.

Bambù, corda e lana

Tre gli elementi i semplici elementi che compongono l’opera: bambù, corda e lana. Quest’ultima rappresenta il legame voluto con il territorio. In parte è infatti stata donata dalla Fondazione Zegna ed è proveniente da pecore biellesi, razza autoctona del Piemonte. Ad accompagnare l’opera sono in mostra anche alcuni dei poemi. “La poesia è uno sforzo comune, è a disposizione di tutta l’umanità. Vive in modi che non sono nemmeno apparentemente connessi” spiega Vicuña. 

Cecilia si è molto interessata al luogo, ho cominciato a raccontarle la storia geologica delle colline su cui sorge il Castello, plasmate dai grandissimi ghiacciai e di fatto composte da detriti - spiega Beccaria - Un’immagine che l’ha molto incuriosita. Il lavoro parla di questo territorio. Il suo desiderio era di entrare in contatto con le persone che sono qui”. 

Il legame con il territorio si traduce anche nella seconda opera presentata al Castello di Rivoli, un quipu canoa realizzato insieme alle studentesse e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Torino. A comporla sono foglie, pigne, rami, pezzi di plastica, elementi individuati dall’artista durante una passeggiata sul territorio rivolese con gli stessi allievi. 

Sulle rive del Rio Mapocho

Ultima opera presentata a Rivoli è un’installazione video realizzata sulle rive del Rio Mapocho, definito dall’artista come un “fiume della morte” in quanto fortemente inquinato, ma anche luogo in cui, ai tempi della dittatura di Pinochet, venivano gettati i corpi torturati dei desaparecidos. Nel video a quelle stesse acque viene consegnato un quipu, in segno di guarigione e di ritorno all’origine sacrale di quelle acque. Ad accompagnare l’opera i canti registrati con la voce dell’artista stessa. 

Tutta l’opera è fatta di parti mobili e di vuoti - spiega la curatrice - È da percepire con tutti i sensi. Per questo ho chiesto a Cecilia di registrare i suoi canti, perché volevo che tutti potessero sentire la tua voce per un’immersione totale”.

E sul destino del "ghiacciaio di lana" ancora non si sa: "Il tempo e l'artista lo decideranno. È un materiale estremamente deperibile, ma è importante che un giorno ritorni alla Terra".

"Ambiente e spiritualità"

La mostra collega le persone con l’ambiente e la spiritualità, con mondi passati e futuri - conclude il direttore Francesco Manacorda - Questo edificio ha risposto a Cecilia che ha risposto al territorio con uno strumento di riflessione per tutta l’umanità”.

Chiara Gallo

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