(Adnkronos) - Casa dolce casa. Soprattutto per i partiti a caccia di consensi. La sicurezza abitativa è un tema ricorrente nei dibattiti politici, utilizzato per mobilitare l'elettorato medio, facendo leva sul desiderio (specialmente quello delle giovani coppie) di possedere un immobile di proprietà. Ora più che mai, in tempi di guerra e per la cronica crisi degli affitti, il 'mattone' ha assunto una particolare rilevanza per le nuove generazioni. Non a caso, in occasione di scadenze elettorali (vedi le politiche del 2027), fioccano le proposte di sostegno a questo comparto.
Ora è Roberto Vannacci a tirare fuori dal cilindro una pdl (l'hanno presentata alla Camera i suoi fedelissimi Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Laura Ravetto ed Emanuele Pozzolo) che prevede addirittura un ministero ad hoc, per 'le politiche della casa, della riqualificazione urbana, dell'housing sociale e delle politiche abitative'. Nel passato, vari leader hanno giocato la carta del mattone per fare propaganda elettorale. Bisogna tornare al 1949, con il Paese che cercava di lasciarsi alle spalle le macerie del conflitto mondiale, quando il 24 febbraio il Parlamento approvò un progetto di legge, proposto dal ministro del Lavoro Amintore Fanfani, con l'obiettivo di incrementare l'occupazione operaia attraverso la realizzazione di nuovi alloggi e cercare consensi nel ceto piccolo borghese. Parliamo del 'piano Ina-Casa', denominato 'Piano Fanfani', ispirato alle dottrine dell’economista John Maynard Keynes e basato fondamentalmente sullo spirito di solidarismo cristiano in linea con gli ideali della Dc. Rappresentò il primo grande piano di edilizia pubblica che interessò l'intero territorio italiano nel secondo dopoguerra, che gettò le basi del 'miracolo economico' del Belpaese.
Per il forte impatto mediatico, invece, va ricordata la mossa ad effetto che permise poi a Silvio Berlusconi di vincere le elezioni nel 2008 grazie alla promessa, poi mantenuta, di abolire l’Ici (oggi Imu) sulla prima casa. Durante il faccia a faccia televisivo con l'avversario Romano Prodi, nel 2006, a fine dibattito calò l'asso che stupì tutti: "Aboliremo l'Ici sulla prima casa, sì avete capito bene...". L'Ulivo del Professore riuscirà a spuntarla ma la legislatura avrà vita breve e due anni dopo il Cav torna a Palazzo Chigi. Nel 2009, poi, il leader azzurro annunciò un piano casa del governo, attuato tramite un accordo Stato-Regioni, per rilanciare il settore edilizio e favorire l'ampliamento e la riqualificazione degli immobili. Il pacchetto di norme introdusse la possibilità di ampliare le abitazioni fino al 20% della volumetria e fino al 35% in caso di demolizione e ricostruzione, in deroga ai piani regolatori comunali. Il 30 aprile scorso Giorgia Meloni ha varato in Cdm un piano da 10 miliardi di euro in dieci anni per mettere a disposizione 100mila case popolari o a prezzi calmierati. La premier si è presentata per la seconda volta in una settimana in conferenza stampa per illustrare il nuovo 'Piano casa', che aveva preannunciato la scorsa estate al Meeting di Rimini con l'intento di dare risposte all'emergenza abitativa, non solo delle fasce "più fragili" ma anche di quella "fascia di cittadini", soprattutto nelle grandi città, che ora sono troppo "ricchi" per accedere alle graduatorie per gli alloggi popolari, ma troppo "poveri" per far fronte alle richieste del mercato.













