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Economia e lavoro | 04 agosto 2026, 15:30

Costruzioni e turismo trainano il Pil Piemonte nel 2026, ma facciamo peggio di Italia ed Europa

L'occupazione si ferma, con un calo del -1,3%: risale l'inflazione

Costruzioni e turismo trainano il Pil Piemonte nel 2026, ma facciamo peggio di Italia ed Europa

Nel secondo trimestre di quest’anno il Pil del Piemonte è cresciuto del +0,86% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato è positivo e segna un progresso per il terzo trimestre consecutivo, rispetto al +0,75% (rivisto) del trimestre precedente, in un periodo interamente segnato dall'impatto del conflitto in Medio Oriente, i cui effetti indiretti, dai costi dei fertilizzanti a quelli dei trasporti, non sono ancora pienamente incorporati nell’andamento economico.

E’ la stima del PILNOW, l’indice messo a punto dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino. Il PILNOW anticipa di almeno dodici mesi i dati ufficiali.

La crescita piemontese (+0,86%) si colloca leggermente al di sotto sia del dato italiano (+1%) sia della media dell’Unione Europea (+1%), ma prosegue la sua progressione positiva, mentre quella europea è in tendenziale contenimento. Stazionaria la Francia (+0,7%), in progressione la Germania (+0,9%); solo la Spagna mantiene il suo ritmo nettamente più sostenuto (+2,7%), trainato da turismo, costruzioni e immigrazione.

Il PIL pro capite piemontese raggiunge circa 40.200 euro

Il PILNOW del Piemonte si attesta a 172,6 miliardi di euro a prezzi correnti, pari a 136,4 miliardi a prezzi costanti 2015 – un valore che supera di circa 3 miliardi il livello pre-pandemia. Il PIL pro capite sale a circa 40.200 euro, leggermente superiore alla media italiana (39.000 euro), ma ancora lontano dai principali poli europei comparabili: Lione supera i 47.000 euro, Monaco di Baviera raggiunge i 70.000. Mancano all’appello 5 miliardi di PIL reale a prezzi 2015 per recuperare i livelli del 2008. Dopo quasi vent'anni, il Piemonte non ha ancora colmato la perdita di quella stagione.

Mercato del lavoro: l'occupazione si ferma, tiene solo l'edilizia

L'occupazione piemontese si ferma, con un calo tendenziale del -1,3%, un dato peggiore di quello nazionale (+0,2%). Gli occupati sono 1.844 mila, sostanzialmente stabili rispetto al trimestre precedente ma 35.000 in meno rispetto al picco del 2025. La manifattura perde il 2,9% degli occupati – a cui si somma l'inattività della Cassa Integrazione –, mentre crescono le costruzioni (+1,6%, sostenute dalla fase conclusiva del PNRR). Si arresta anche la crescita dell’occupazione nei servizi (-1,1%), con il calo che coinvolge, per la prima volta, anche il commercio e il turismo, dopo l'accelerazione registrata nel 2025.

La Cassa Integrazione Guadagni scende a una media mensile di 4 milioni di ore autorizzate nel trimestre (-400 mila ore), un calo che riporta l'utilizzo piemontese sotto il picco relativo ai valori nazionali. Le ore autorizzate, concentrate per il 90% nella manifattura, equivalgono a circa 27.000 disoccupati temporanei: includendo questi lavoratori, il tasso di disoccupazione effettivo del Piemonte salirebbe dal 6% al 7,1%, con un costo equivalente allo 0,6% di PIL annualizzato.

Export: si avvicina il record del 2023, trainano metalli e alimentare

Le esportazioni piemontesi tornano a 62 miliardi annualizzati, a un solo miliardo dal massimo di 63 miliardi toccato nel 2023 (-1,5% nel confronto tra gli ultimi 12 mesi e i 12 precedenti; il dato nazionale è +1%). Si tratta, però, di valori nominali: in tre anni l'inflazione ha infatti eroso circa 7,9 punti percentuali reali del potere d'acquisto delle esportazioni piemontesi, il che ha fatto scendere la propensione ad esportare dal 41 al 36% del Pil.

Inflazione al 3%: casa, trasporti e turismo fuori target

L'inflazione piemontese risale dal +2,5% al +3% in un solo trimestre, sopra il target BCE, spinta dai servizi di abitazione (+6,3%) – con la bolletta energetica come componente principale –, dai trasporti (+5,1%, anche per l'effetto indiretto del conflitto in Medio Oriente sui carburanti) e dal turismo (+3,4%). I consumi delle famiglie restano stabili (nostra stima induttiva: +0,3%), con le vendite della distribuzione organizzata in stabilizzazione; rallenta invece l'inflazione del carrello alimentare (+0,8%) e dello shopping (+1,6%). È probabile che parte della spesa sia sostenuta erodendo il risparmio delle famiglie o aumentando il ricorso al credito al consumo.

Credito al consumo ancora positivo, prestiti alle imprese sotto l'inflazione

Il credito al consumo cresce dunque del +4,6% nominale (+1,6% reale) su base annuale, confermando il sostegno alla spesa delle famiglie: con 14,1 miliardi di stock (escluso il leasing), rappresenta l'8,7% del PIL regionale. Sul fronte parallelo, i prestiti alle società non finanziarie e alle famiglie produttrici – che valgono 47,1 miliardi su un PIL di 172 miliardi – crescono solo dell'+1,4% tendenziale, un ritmo che non compensa l'inflazione: un segnale di domanda interna debole da parte delle imprese, soprattutto nella manifattura.

Resilienza reale: energia e logistica tengono, il sentiment resta negativo

Due indicatori di attività reale confermano la tenuta dell'economia piemontese. I consumi di energia sulla rete Terna crescono annualmente dell'+8% in Piemonte, contro il +1,6% nazionale. La logistica dei trasporti pesanti accelera piano nel trimestre, dopo la pausa del 2025.

“Il Piemonte accelera per il terzo trimestre consecutivo e si accoda alla media europea – commenta Valdimiro Rambaldi, Presidente del Comitato Trorino Finanza - ma questa crescita viene da motori in fase di esaurimento: costruzioni, turismo e credito al consumo, mentre il manifatturiero, cuore storico della nostra economia, resta in difficoltà strutturale e le esportazioni continuano a perdere terreno in termini reali. L'occupazione si ferma, la Cassa Integrazione pesa ancora sulla manifattura, e l'inflazione torna a salire proprio mentre il conflitto in Medio Oriente aggiunge un'incertezza energetica che potrebbe farsi sentire con più forza nei prossimi trimestri. I segnali di resilienza ci dicono che l'economia reale è viva. Ora servirebbero nuovi stimoli: un rinnovato impegno negli investimenti aziendali innovativi, nuovi mercati, per trasformare questa tenuta in una crescita vera.” 

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