Il nome, Terrenostre, racconta già una scelta. Quella di considerare la terra non soltanto come luogo di produzione, ma come patrimonio da condividere e preservare. È con questo spirito che nel 1961, a Cossano Belbo, 31 viticoltori fondano la Cantina Terrenostre SCA, Cantina Dolcetto e Moscato, oggi cooperativa aderente a Confcooperative Piemonte.
L’obiettivo era molto concreto: unire le forze per garantire maggiore stabilità economica alle famiglie che coltivavano vigneti spesso difficili da lavorare. Una missione che, a oltre sessant’anni di distanza, continua a guidare la cooperativa.
Oggi Terrenostre riunisce circa cento soci conferenti, distribuiti nei comuni della Langa intorno a Cossano Belbo e uniti da un esclusivo legame con il territorio e la cantina.
«La nostra filiera corta nasce proprio da qui: lavoriamo solo le uve dei soci. Questo ci permette di ridurre al minimo i passaggi e di mantenere un rapporto diretto tra chi coltiva il vigneto, la cantina e il prodotto che arriva al consumatore», spiega Loris Filante, direttore di Terrenostre.
Una filiera corta che nasce tra le vigne della Langa
Moscato bianco, Dolcetto, Barbera, Favorita, Pinot Nero e Chardonnay: i vitigni coltivati dai soci sono espressione diretta di queste colline, comprese nei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato riconosciuti Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Il Moscato d’Asti DOCG è uno dei prodotti simbolo della cantina, affiancato dal Dolcetto d’Alba DOC e dal Furmentin®, oltre a una gamma che comprende Asti Spumante, Barbera d’Alba e Alta Langa. Quasi tutta la produzione rientra nelle denominazioni DOC e DOCG, mentre il Dolcetto d’Alba selezione Donna in Pietra è certificato biologico.
Dalla vendemmia le uve arrivano direttamente nello stabilimento di Cossano Belbo, dove tradizione enologica e tecnologie di cantina si incontrano nella vinificazione. La tracciabilità del percorso è sostenuta anche da certificazioni volontarie, tra cui ISO 22005 ed Equalitas.
«Ogni nostro vino parte da uve che conosciamo, perché provengono esclusivamente dai vigneti dei soci. È questo legame diretto che ci permette di raccontare non soltanto una denominazione, ma anche le persone e il territorio che ci sono dietro», sottolinea Filante.
Coltivare i sorì, custodire il paesaggio
La cooperazione assume un valore ancora più evidente sui sorì, i versanti collinari delle Langhe meglio esposti ma spesso più impegnativi da coltivare. Terrenostre dedica particolare attenzione a queste produzioni anche attraverso una selezione di vini legata alle “vigne eroiche”.
Mantenere produttive queste superfici significa evitare l’abbandono dei vigneti e contribuire alla conservazione di un paesaggio costruito nel tempo dal lavoro dell’uomo. Per questo la cantina incentiva la qualità già in campo, privilegiando rese contenute e valutando le uve in base alla zona di provenienza, al grado di maturazione e allo stato sanitario.
È qui che il modello cooperativo mostra uno dei suoi effetti più concreti: creare le condizioni perché la viticoltura collinare continui a essere economicamente sostenibile e perché le famiglie possano continuare a lavorare territori altrimenti difficili da presidiare.
Dal produttore al consumatore, con pochi passaggi
La filiera si chiude mantenendo il rapporto diretto con chi acquista. I vini Terrenostre possono essere trovati nello spaccio aziendale di Cossano Belbo, a cui si affianca il servizio di consegna a domicilio.
Ma accorciare le distanze significa anche raccontare meglio ciò che succede prima che una bottiglia arrivi sulla tavola. Proprio per questo la cooperativa sta lavorando a nuove strategie di comunicazione capaci di dare maggiore spazio alle storie dei soci, alle tradizioni vitivinicole e alle scelte che hanno accompagnato l’evoluzione della cantina.
Per Terrenostre, dunque, la filiera corta non è soltanto un percorso con pochi intermediari. È un legame che tiene insieme viticoltori, cantina, paesaggio e consumatori, facendo della cooperazione lo strumento con cui valorizzare un patrimonio comune.


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