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Ultim'ora | 24 settembre 2026, 00:38

Groenlandia, ecco i contenuti dell'accordo per cui Trump ha messo a rischio la tenuta della Nato

Groenlandia, ecco i contenuti dell'accordo per cui Trump ha messo a rischio la tenuta della Nato

(Adnkronos) - In tutto 10 pagine, negoziate per mesi dai diplomatici che poi hanno aspettato il momento giusto per presentarle all'attenzione di Donald Trump. Questo il contenuto dell'accordo firmato al Palazzo di Vetro da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, un accordo definito "fantastico" dal presidente americano che sembra essersi 'accontentato' di poter costruire due basi militari Usa sull'isola artica che nei mesi scorsi aveva minacciato di invadere e occupare per averne il controllo, non esitando a mettere a dura prova la tenuta dell'Alleanza Atlantica.  

"Il possesso ti dà cose ed elementi che non si possono avere firmando un documento che dice che puoi avere una base", diceva il tycoon lo scorso gennaio spiegando il suo bisogno di fare della Groenlandia un territorio americano. Ma mertedì è stato proprio lui a firmare a New York l'accordo, che in realtà non è nuovo ma "un emendamento e un supplemento" di quello che Stati Uniti e Danimarca hanno firmato nel 1951 e che, come hanno ripetuto per mesi esperti e diplomatici, già garantiva al tycoon le cose che chiedeva a gran voce, cioè la capacità di costruire basi militari e controllare la sicurezza della regione. 

L'unica, importante, differenza rispetto al patto di difesa di 75 anni fa, e poi aggiornato nel 2004, è che ora anche la Groenlandia ha firmato il testo che esplicitamente riafferma la sovranità danese sul territorio artico ma anche il diritto alla autodeterminazione dei groenlandesi, compresa quindi la possibilità di scegliere l'indipendenza dalla Danimarca. Trump ha detto che l'accordo consentirà a Washington di realizzare due basi militari "molto importanti" in Groenlandia, ma dal testo dell'accordo, diffuso dal governo danese, si tratterebbe di un ampliamento di vecchie basi. La prima sarebbe infatti a Nasarsuaq, nel sud dell'isola, dove gli Usa avevano la base American Blue West One chiusa negli anni '50. L'altra a Mestersvig, nella parte orientale, dove attualmente esiste la base di un'unità di slitte trainate da cani dell'esercito danese.  

Gli Stati Uniti avranno "libero accesso" ai collegamenti di aria, terra e mare tra le due basi, e potranno anche istituire nuove strutture per droni, con le autorità danesi e groenlandesi che però avranno l'ultima parola sulla loro costruzione e localizzazione. L'accordo sembra soddisfare la richiesta di Trump di ampliare l'attuale presenza militare Usa, ora concentrata principalmente nella base militare Pituffik Space Base costruita nel 1953 nel nord dell'isola a poco più di mille chilometri dal circolo polare artico, con un contingente di 150 militari che operano un sito di monitoraggio di missili balistici per proteggere l'America del Nord da un attacco con missili a lungo raggio.  

Ma durante la Guerra Fredda la presenza militare Usa nell'isola è arrivata a 25mila truppe e 17 basi, a riprova quindi del fatto che l'accordo di oltre 70 anni rendeva già possibile la presenza rafforzata voluta da Trump. Sono invece nuove le diverse clausole del testo tese ad impedire a potenziali rivali e avversari, vale a dire Russia e Cina, di avere un ruolo militare o economico in Groenlandia, con l'esplicito divieto per nazioni non Nato di stabilire basi militari, dispiegare truppe nell'isola o avviare investimenti nel settore dei minerali critici e minerario, senza il permesso esplicito dei tre Paesi firmatari, tra i quali appunto gli Usa.  

"Questo accordo affronta in modo permanente e completo le nostre preoccupazioni di sicurezza riguardo alla Groenlandia", ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha guidato i negoziati per l'accordo, riferendosi alle preoccupazioni così tante volte espresse da Trump." Se guardate ora intorno alla Groenlandia, ci sono cacciatorpedinieri russi, cinesi, ci sono sottomarini russi ovunque, noi non permetteremo che la Russia e la Cina occupino la Groenlandia", era il ritornello di Trump, affermazioni respinte dalla Nato dove i diplomatici continuavano a ripetere che "non vediamo nessuna attività cinese" intorno alla Groenlandia e che i movimenti russi non sono cambiati in modo significativo nella zona dell'Artico.  

C'è anche la questione dei costi: nell'annunciare l'accordo con un post venerdì scorso, Trump ha scritto che "non ci saranno costi per gli Stati Uniti" per la costruzione delle basi e l'espansione della presenza militare Usa in Groenlandia. Non è chiaro, sottolinea oggi Politico, cosa significherà questo se il Pentagono intende, come si prevede, realizzare sui vecchi siti basi con nuovi sistemi di difesa aerea e radar si devono considerata ingenti costi di costruzioni. Nell'accordo non vi sono indicazioni di un meccanismo di condivisione dei costi tra le parti firmatarie, osserva ancora Politico.  

Infine alla domanda su chi ne esca vincitore, gli analisti non sembrano avere dubbi: "Leggendo l'accordo, uno si chiede perché tanto rumore per così poco che poteva essere fatto dall'inizio. E penso anche che la Danimarca abbia giocato molto ben, in modo pulito e diplomatico, qualcuno potrebbe parlare del tocco europeo", dichiara a Politico, Gregoire Roos, direttore del programma Europa della Chatham House. 

"E' un prezzo straordinariamente alto per cambiamenti relativamente moderati", gli fa eco, parlando con il New York Times, Mikke Runge Olesen, dell'istituto danese di studi internazionali, notando che l'accordo contiene miglioramenti moderati per gli Usa a fronte dei danni che le minacce di Trump hanno provocato nelle relazioni con Danimarca e intera Europa. Ma secondo l'ex ambasciatore americano in Polonia, Daniel Fried, ora analista dell'Atlantic Council, la firma dell'accordo darebbe a Washington qualcosa da poter rivendicare come una vittoria e, soprattutto, "permette agli Usa di fare marcia indietro dalle dannose e inutili minacce di aggressione".  

 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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