(Adnkronos) -
Ampliare la capienza delle carceri minorili e valutare la possibilità di destinare ai giovani alcuni settori degli istituti penitenziari per adulti. È questa la strada indicata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per affrontare le difficoltà del sistema carcerario minorile, finite al centro del dibattito dopo i recenti arresti di giovanissimi coinvolti in episodi di violenza dello scorso fine settimana a Milano. Intervenuto a Start su Sky TG24, il Guardasigilli ha riferito di una riunione già svolta per individuare possibili soluzioni, a partire dalle risorse economiche disponibili.
"Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta", ha dichiarato Nordio, aggiungendo che "vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo mandare dietro le sbarre i minori violenti, ma il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza". "Proprio ieri - ha continuato - abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere il problema, sia stanziando quei pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare accordi perché settori di carceri per maggiorenni possano essere invece destinati ai minori".
"Certi eventi improvvisi e per certi aspetti anche imprevedibili - ha continuato Nordio- non si possono risolvere solo con le belle parole: tutti siamo dell'idea che bisogna intervenire sul disagio giovanile, siamo d'accordo che non bisogna lasciare spazio al razzismo, perché molti di questi ragazzi sono italianissimi e magari figli di buone famiglie" ma il problema c'è "e forse è il più urgente da risolvere".
Per Nordio, tuttavia, la questione non può essere affrontata esclusivamente attraverso le misure detentive. "Certi eventi improvvisi e per certi aspetti anche imprevedibili non si possono risolvere solo con le belle parole: tutti siamo dell'idea che bisogna intervenire sul disagio giovanile, siamo d'accordo che non bisogna lasciare spazio al razzismo, perché molti di questi ragazzi sono italianissimi e magari figli di buone famiglie". Il problema, ha aggiunto, "c'è e forse è il più urgente da risolvere".
Il tema delle carceri minorili si inserisce nel quadro più ampio delle misure contenute nel decreto sicurezza, che interviene anche sulle manifestazioni violente e sulle modalità con cui vengono organizzate attraverso le piattaforme digitali. Il ministro ha difeso la scelta di introdurre nuove fattispecie di reato e di inasprire alcune pene, sostenendo che la legislazione debba adeguarsi a comportamenti che in passato non si manifestavano nelle stesse forme.
"È vero che noi creiamo nuovi reati e talvolta inaspriamo le pene, ma è anche vero che siamo costretti a farlo perché ci sono dei comportamenti nuovi imprevisti e imprevedibili fino a poco tempo fa che hanno un vuoto di tutela penale che va colmato", ha dichiarato.
Secondo Nordio, tra gli elementi nuovi c'è l'organizzazione delle violenze attraverso i social. "Quello che non era previsto era proprio una organizzazione, una violenza organizzata in queste manifestazioni, soprattutto attraverso una promozione anche telematica che una volta non esisteva e che va studiata".
Il ministro ha richiamato anche il coinvolgimento di minorenni e di persone non imputabili, indicando come obiettivo l'individuazione delle responsabilità di chi promuove e organizza le iniziative violente. "Punire chi organizza soprattutto in questi modi nuovi e soprattutto in modo, come accade oggi, telematico attraverso i social queste manifestazioni".
Sul possibile abbassamento della soglia di imputabilità, attualmente fissata a 14 anni, Nordio ha lasciato aperta la riflessione sul piano teorico, ma ha escluso un intervento immediato da parte del governo. "Non sarebbe blasfemo abbassare la soglia di imputabilità sotto i 14 anni", ha affermato, precisando: "Noi per adesso siamo fermi a quella tradizionale e penso che non abbiamo neanche intenzione di abbassarla"».
Il Guardasigilli ha richiamato l'origine storica della norma, contenuta nel codice penale del 1930: "Questa forma di imputabilità che al di sotto dei 14 anni non esiste e quindi non vede nessuna possibilità di repressione penale è stata elaborata nel codice penale che, non mi stancherò mai di ripetere, è del 1930 ed è firmato da Benito Mussolini". E ha aggiunto: "Ora 90 o 100 anni fa 14 anni non erano i 14 anni di oggi per cui non sarebbe blasfemo pensare di abbassarla".
Tra gli strumenti difesi dal ministro c'è anche il fermo preventivo, che Nordio considera utile per impedire che le iniziative violente annunciate online si traducano in azioni concrete. "Il fermo preventivo è una delle poche forme di deterrenza. Qual è la forma migliore di prevenzione se non quella di vedere attraverso i social se passano questi messaggi di invito a raggrupparsi per fare un saccheggio e tu preventivamente, proprio per prevenire, fai questi fermi preventivi?", ha dichiarato. Nordio ha precisato che si tratta di misure che "non comportano la detenzione dietro le sbarre ma almeno bloccano sul nascere queste iniziative violente".
Infine, il ministro è intervenuto sul ruolo dell'esercito nelle attività di sicurezza e presidio del territorio, dopo le polemiche legate agli scontri durante i cortei. "Probabilmente è stata enfatizzata da ambo le parti la presenza dell'esercito, che c'è da sempre", ha osservato Nordio, ricordando le pattuglie composte da due militari e un agente di polizia.
Il ministro ha precisato che l'eventuale intervento dei militari non va interpretato come un ricorso alla forza militare pesante: "Ci sono dei momenti in cui l'esercito può intervenire, certamente non con le mitragliatrici, nessuno si è mai sognato di pensare a reazioni di questo tipo".
L'esercito può invece contribuire alle attività di presidio, consentendo alle forze di polizia di concentrarsi sui compiti che richiedono specifiche funzioni investigative. "Può sostituire la polizia, i carabinieri, la guardia di finanza e anche la polizia giudiziaria, in genere in quelle attività di presidio dove non è necessario essere ufficiali di polizia giudiziaria", ha concluso.












