ROMA (ITALPRESS) - L'opinione pubblica europea è divisa a metà sulla strategia da adottare verso Mosca. E' quanto emerge da un'indagine di Swg e Polling Europe illustrata da Rado Fonda, Head of Research dei due istituti, nel corso di "Primo Piano Europa", il format televisivo dell'agenzia Italpress.
Il dibattito che attraversa le istituzioni comunitarie e la politica, tra chi chiede sanzioni e chiusura e chi preferisce il dialogo, si ritrova anche tra i cittadini. Il 36% ritiene che l'Europa debba mantenere in ogni caso una linea dura, senza compromessi. Una quota identica, sempre il 36%, preferisce invece un approccio dialogante, che cerchi intese e migliori i rapporti. Un 20% si colloca in una posizione intermedia: nessuna durezza eccessiva, per evitare tensioni.
Le differenze tra Paesi sono marcate. La linea intransigente trova il massimo consenso in Francia, dove arriva al 46%, dieci punti sopra la media europea. In Italia prevale invece l'opzione del dialogo, scelta dal 43% degli intervistati.
Alla base della cautela c'è soprattutto il timore di un'escalation. Il 69% degli europei si dice preoccupato che il conflitto possa degenerare ed estendersi fino a una guerra vera e propria tra Unione Europea e Russia: il 21% è molto preoccupato, il 48% abbastanza. Il restante 31% è meno in apprensione.
Come spiega Fonda, le maggiori inquietudini si registrano nei Paesi dell'Est, più vicini alla Russia, mentre l'Italia presenta la quota più bassa di persone in ansia per un possibile scontro diretto: il 44%.
A orientare gli atteggiamenti incide anche la crisi energetica. L'approvvigionamento di gas dalla Russia si è ridotto drasticamente e, in una fase di forte sofferenza per il potere d'acquisto, appesantito dai prezzi dell'energia, molti cittadini guardano con favore a una ripresa delle forniture.
Sono più della metà quanti la vorrebbero, ma divisi sui tempi: il 32% è favorevole solo dopo la fine della guerra in Ucraina, il 30% anche prima.
"In sostanza gli europei stanno saldamente ancora dalla parte dell'Ucraina, la sostengono - sottolinea Fonda -, ma allo stesso tempo si rendono conto che avrebbero bisogno di una linea più morbida e più tranquilla nei confronti della Russia", sia per il rischio di un allargamento del conflitto sia per il costo dell'energia.
Il quadro che emerge è dunque quello di un'Europa che non ha ripensato il proprio sostegno a Kiev, ma che fa i conti con timori concreti, di sicurezza e di bilancio familiare.
- Foto Swg-Polling Europe -
(ITALPRESS).












